Giovedì, 9 Febbraio 2012

La capitale del T.

mercoledì, 8 settembre 2010 | Di | Sezione: Editoriali

Teatro NovelliÈ definita da molti la capitale del turismo. A molti altri, compreso chi scrive, piacerebbe fosse la capitale del teatro, ma osservando la realtà attuale nemmeno Asimov potrebbe concepire una visione talmente utopica, in realtà Rimini al momento e da diversi anni è solo la capitale del traffico, città in mano ai palazzinari, in deroga a piani regolatori che sono già una deroga di se stessi. Capitale con strade butterate, incapaci di sostenere il vomito incontenibile di veicoli riversati sull’asfalto. Capitale senza tangenziale, a differenza delle vicine e meglio attrezzate Cesena e Forlì. Capitale con strade consolari di origine romana strette, intasate, circondate da fossi, come la via Emilia. Capitale con caselli autostradali sottosviluppati e degradati, senza parcheggi scambiatori adiacenti e senza raccordi autostradali che facilitano il traffico da e per il casello (in particolare a Rimini nord dove la Tolemaide è totalmente inadeguata, soprattutto dopo l’apertura di Ikea e Mercatone Uno). Capitale tra poco senza un teatro. Il teatro Novelli. A Rimini piace essere controtendenza. Nell’ultimo ventennio in Italia si sono moltiplicati gli interventi di riqualificazione e costruzione di teatri (nella stessa provincia di Rimini, come nel resto del paese, sono state aperte al pubblico numerose strutture). La capitale invece ha già approvato l’alienazione del Teatro Novelli per costruire in quello spazio una palazzina alta 17 metri, i cui appartamenti di pregio saranno contesi da milionari di tutte le provenienze, con grande beneficio per la collettività. Il Comune assicura che il teatro Novelli rimarrà in funzione fino all’inaugurazione del Teatro Galli, che vedrebbe l’uscita dal tunnel dopo quasi settanta anni (uno dei tanti record negativi della città). Dunque, ma è proprio necessario demolire un teatro per farne appartamenti? Specialmente a Marina Centro che non dispone di luoghi di aggregazione, di incontro e di scambio culturale al di fuori del teatro Novelli? Probabilmente per l’amministrazione Marina Centro serve solamente come parco giochi estivo e per il resto dell’anno può essere abbandonata al proprio destino di desolazione. Tornando al teatro, in una qualsiasi città con più di centomila abitanti, specialmente in città dal peso specifico importante, l’offerta culturale è e deve essere differenziata. Nelle realtà in cui la politica culturale vede oltre le piadine e le notti rosa, coesistono nello stesso municipio più strutture teatrali, in grado di garantire un ventaglio più ampio di occasioni culturali. A Rimini si pensa invece di immolare al dio mattone uno spazio con una storia gloriosa e che potrebbe servire ancora tanto la collettività. Complimenti vivissimi! Ci si vede al prossimo spazio pubblico alienato, Capitale del T.

P.S. È nato un gruppo su Facebook per tentare di fermare l’indecorosa iniziativa del Comune. Lo trovate a questo indirizzo:

http://www.facebook.com/group.php?gid=317567075981

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6 commenti
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  1. Brutto e scomodo dentro, orrendo fuori, senza parcheggi, desolatamente triste d’inverno (ossia proprio durante la stagione teatrale), quando esci intirizzito dallo spettacolo e intorno non c’è nulla, non un caffè, non un bar decente… magari solo nebbia e il nautofono in lontananza. Prendi l’auto e non vedi l’ora di fuggire via, dal Novelli.
    Non ne sentirò la mancanza. Davvero qualcuno pensa che quell’esempio di razionalismo sovietico (sto enfatizzando, lo dico perché temo che ci sarebbe subito qualcuno capace di prendermi alla lettera) possa essere un “luogo di aggregazione, di incontro e di scambio culturale” per Marina centro?
    E anche lasciando stare tutto questo, solo una domanda: lasciamo pure lì il Novelli, allora dove li prendono i soldi che servono per il Galli? Se mi date un’alternativa seria posso anche pensarci. Giuro.

  2. I soldi per il Galli li hanno scialacquati nel corso dei decenni, pagando architetti per progetti mai realizzati. Comunque convengo con te, Marina centro è un luogo veramente desolante. Quindi alla già presente desolazione vogliamo anche aggiungere la mancanza di uno spazio pubblico? Io non voglio farne a meno. Liberissimi tutti gli altri di non sentirne la mancanza. Per quanto mi riguarda un teatro è un bene collettivo da conservare. Nella nostra città oramai gli spazi pubblici sono continuamente aggrediti dalle iniziative private (vedi anche spiagge libere). Ad ogni modo ben vengano le opinioni diverse

  3. Caro Luca, sempre lucido e puntuale, come non essere d’accordo.

  4. Assodato lo spreco di risorse perse in allucinanti progetti Natalini, in “soluzioni condivise” e bocciate dalla Soprintendenza, in progetti Garzillo-Cervellati inadeguati dal punto di vista funzionale e strutturale, resta il problema: dove li prendono i soldi per il Galli? Dal Capodanno Rai? Non bastano. Dalle nostre tasche? Stiamo già dando. Da albergatori e bagnini? Non hanno mai dato.
    E poi, davvero il Novelli è uno “spazio pubblico”? E’ un edificio – che ribadisco esteticamente orribile – chiuso per la maggior parte dell’anno, un bunker di cemento che risulta chiuso anche architettonicamente. Come lo rendiamo uno spazio pubblico vero? Come lo gestiamo? Con quali risorse?
    Credo che finché non si risponderà a queste semplici domande ogni campagna “Salviamo il Novelli” resterà solo l’ennesimo polverone che non farà alcun bene alla città e contribuirà ad ingessare tutto ancora una volta.

  5. Caro Luca, sono assolutamente d’accordo con te.
    E pensa che condivido l’opinione di chi dice che d’inverno la zona intorno al Novelli era desolata; ma a questo si poneva rimedio cercando di rendendola meno desolata, creando un tessuto un po’ più ospitale, non demolendo il teatro; condivido anche l’opinione di chi non lo trovava né bello né granché efficiente, come teatro, e nondimeno era un teatro.
    Io ci ho visto spettacoli meravigliosi, malgrado tutta la sua miseria. Ho navigato per tre ore sulla nave i parole del “Milione” di Marco Paolini, tanto per dirne uno. Ho ascoltato il piano indimenticabile di Ruben Gonzales del Buena Vista Social Clueb. Sono stato folgorato dall’irripetibile concerto da Céline, il “Viaggio al termine della notte” della Socìetas Raffaello Sanzio. Ho ammirato lì l’ultimo commovente spettacolo di Leo de Berardinis, forse il più grande attore del secondo Novecento: solo in una scena vuota, con la sua maschera, la sua voce, due nastri di luce colorata, e tutta la letteratura occidentale a intrecciarsi nell’aria..
    Ci ho visto Dany Greggio cantare e fare il verso a Nick Cave in “Orpheus Glance” dei Motus, e ci ho visto anni dopo ancora i Motus fare il verso a Pasolini con “L’Ospite”, con un’intera automobile che saliva e scendeva dalla scena. Nel retroscena hanno preso corpo le visioni conturbanti di Fanny&Alexander alle prese con Alice nel Paese delle Meraviglie. E mille altre ne potrei ricordare.
    Era uno spazio brutto, senz’altro, ma vi avvenivano, come in ogni teatro, cose capaci di render bello il mondo e la vita.
    In una palazzina di lusso, daranno solo spettacolo di degrado, i soliti riccastri.

  6. Scusate il ritardo nella risposta, torno ora da Mantova, dove ho assistito alla quatordicesima edizione di Festival Letteratura, uno di quei festival che nella Capitale del traffico possiamo solo sognarci – apro parentesi, ho molte riserve sul festival di Mantova, molte scelte e visioni non le condivido, ma rimane un evento di grandissima portata e importanza socioculturale, che a Rimini non riusciremmo, nè per volontà, nè per capacità a organizzare – chiudo parentesi. Venendo a noi, nessuno difende l’estetica del teatro Novelli, non sono cieco e conoscendo molto bene la struttura in tutte le sue parti, sono anni che discuto con diverse persone la necessità di un restyling non solo estetico ma anche funzionale. Non c’è comunque nessuna necessità di demolire un teatro per l’estetica, considerando poi che gli stabili che lo circondano non danno l’impressione di trovarsi sui campi elisi. Per curare un mal di pancia non si taglia l’intestino. Il Novelli andrebbe rimodernato non distrutto. Inoltre il Teatro quello con la T maiuscola se ne fotte dei luoghi ma vive di atmosfere. E nella sua immensa bruttezza comunque il teatro Novelli di atmosfere ne ha create tante.
    Venendo ai soldi è una visione utilitaristica e ipocrita affermare che l’unica maniera per ricostruire il Galli sia vendere il Novelli. E’ solo una questione di volontà politica. Quando si tratta di costruire altre strutture, che fanno comodo ai potentati (magari anche ai cittadini ma in prima istanza ai potentati) i fondi li trovano sempre, a costo di fare mutui trentennali, domandarli a regione, stato, comunità europea o assumere vigili riservisti per fare multe a tappeto. Divago ancora. A Imola hanno inaugurato dopo anni di lavori il Teatro Ebe Stignani. In assenza del teatro principale tutta la programmazione si è svolta per numerosi anni presso il teatro dell’osservanza, che è un teatro dignitoso, ma non è certo il più bello spazio scenico d’italia. Ebbene a Imola, dove non si raggiungono i 50000 abitanti, l’attenzione della cittadinanza per il teatro è altissima (vi sono 7 turni di abbonamento, a Rimini solamente 3) e che sappia io non intendono da quelle parti distruggere il teatro dell’osservanza ora che lo Stignani è stato inaugurato. A Mantova, cittadina che non raggiunge i 50000 abitanti vi sono 3 teatri attivi e mi pare nessuno raccolga petizioni per abbatterne qualcuno, vista l’abbondanza. Solo a Rimini siamo schiavi di un provincialismo culturale dovuto oltre all’incapacità degli amministratori anche alla visione edulcorata con cui ancora oggi si dipinge la città. Se proprio l’amministrazione si sente incapace di gestire il Novelli una volta aperto il Galli, crei un apposito bando e lo dia in gestione a una o più associazioni, ma abbatterlo sarebbe veramente un gesto inqualificabile, da sottosviluppati mentali e culturali.

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