Quanto facciamo ridere noi poeti
domenica, 23 ottobre 2011 | Di Manuel | Sezione: Scritti ineditidi Giuseppe Samperi
Quanto facciamo ridere, noi poeti…
Che ora è? Quasi le due di notte, e sono qui a cercare i miei versi in internet, quasi ad evadere – beatitudine vanitas scema e incerta allo specchio – la realtà che presto mi porterà lontano da quest’isola.
Mia figlia e mia moglie dormono, clicco su Google, mi faccio una masturbazione mentale pensando che siamo fin troppi: forse è una malattia, mi dico, e intanto provo a vedere cosa offre la rete digitando un nome di poeta molto conosciuto (ovviamente solo agli “addetti ai lavori”) dalle mie parti.
Mi impressiono!
Lo immagino intento a fotocopiarsi da sito in sito, da blog a blog…
L’altro ieri è morto Zanzotto.Quello sì era un vero poeta!
Quanto facciamo ridere, noi poeti…
Cosa resta dei grandi poeti? E cosa di noi cinquecontrouno virtuali e non virtuosi? Anche la carta sta per scomparire, e, con essa, la puzza sotto il naso dei grossi grezzi grassi abnormi manager colti della carta stampata, imprenditori della Standacultura.
«Ti piace essere venuto a questo mondo?»
Bambino: «Sì, perché c’è la STANDA»1
Fra poco mia figlia si sveglierà e vorrà il latte.
Fra non molto lascerò quest’isola e una madre sola di ottantatré anni.
Non mi importa di errori-orrori, scrivo questa paginetta senza pensarci troppo, sono malato e devo farla pubblicare in rete…
E che si dice là nella vita?
E che messaggi ha la fonte di messaggi?2.
1 Cfr. A. Zanzotto, “Sì, ancora la neve”, in “La beltà”, 1968, Milano, Mondadori.
2 Ibidem.
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