Domenica, 26 Maggio 2013

Recensione di “New Blood” di Peter Gabriel

venerdì, 18 novembre 2011 | Di | Sezione: Profili

di Manuel Semprini

L’ultimo lavoro in studio di Peter Gabriel, uscito a ottobre, si intitola New Blood. Non si tratta di un disco di inediti, ma di un nuovo arrangiamento orchestrale (assolutamente senza chitarre né batteria) di brani appartenenti all’intera carriera dell’artista britannico, che prosegue in un certo modo l’album precedente (Scratch my Back, 2010) in cui comparivano le cover orchestrali delle canzoni di altri artisti (da Heroes di David Bowie a Philadelphia di Neil Young, da The Boy in the Bubble di Paul Simon a Listening Wind dei Talking Heads).
Come spiega Peter Gabriel stesso in un articolo di Davide Casati (che compare nel sito di GQ): «Ero nel tour di Scratch my Back e mi sono reso conto di avere brani per un’ora di show. Io volevo fare dei concerti che durassero almeno il doppio: così abbiamo iniziato a riguardare il mio vecchio materiale, e ci siamo accorti che alcune canzoni potevano assumere una nuova veste, una vita nuova. Non mi interessava riprendere in mano le hits, ma creare un percorso che avesse senso. È come andare al cinema: non cerchi una collezione di belle sequenze, ma una storia, un viaggio».
Come Scratch my Back, anche New Blood ha già generato opinioni discordanti (come del resto Symphonicities di Sting del 2010), soprattutto perché appare un’operazione nata da esigenze più di marketing che di rinascita musicale vera e propria. Eppure, almeno nel caso di Peter Gabriel, l’ispirazione sembra esserci e avere corpo. Infatti, Alfredo Marziano (sul sito Rockol) afferma che: «Qualcuno potrà sostenere che di puro esercizio di stile si tratta. Ma funziona, soffia aria fresca sui ricordi e regala a certi titoli una classicità maestosa sganciata dal tempo». Anche Claudio Lancia (in una recensione sicuramente più critica e negativa che si può leggere nel sito di Onda Rock) concorda sul fatto che «la cura con la quale Peter si sarà prestato al riarrangiamento dei pezzi scelti per “New Blood” è da rispettare: in alcuni casi ci troviamo di fronte a partiture impegnative che vanno a costituire situazioni in grado di discostarsi notevolmente dagli originali, con in più il pathos di un’intera orchestra a disposizione». Tuttavia, si chiede se «a nove anni da “Up”, chi non avrebbe preferito un onesto disco di inediti piuttosto che minestre riscaldate buone per una partita di caccia alla volpe?»
Ascoltando le tracce rivisitate anche grazie al lavoro del noto compositore e arrangiatore John Metcalfe e della New Blood Orchestra (46 elementi diretti da Ben Foster), l’impressione è quella – felice – di trovarsi di fronte alla colonna sonora di una vita: fluida, altalenante, avvincente, esplosiva a tratti e intimista in altri, didascalica e sorprendente. Insomma, il riarrangiamento, l’esecuzione e le voci colpiscono e appagano: forse, bisogna ammettere con Claudio Lancia, più i conoscitori dell’opera di Gabriel che i neofiti. Eppure è precipitoso quando cerca di profetizzare la fine di questo grande artista, anche se – come conclude Alfredo Marziano – «il disco che dovrà dire la verità sulla salute artistica di Gabriel, quello davvero difficile, sarà il prossimo».

TRACKLIST
Rhythm of the Heat
Downside Up (con Melanie Gabriel)
San Jacinto
Intruder
Wallflower
In Your Eyes
Mercy Street
Red Rain
Darkness
Don’t Give Up (con Ane Brun)
Digging in the Dirt
The Nest That Sailed the Sky
A Quiet Moment
Solsbury Hill (bonus track)

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