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	<title>ScrittInediti</title>
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	<description>Periodico di Letteratura e Arte inedite</description>
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		<title>Stelio Mattioni &#8211; Memorie di un fumatore</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 13:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Gianfranco Franchi www.lankelot.eu “Sono un fumatore, un sorvegliato a vista, un nemico pubblico potenziale. Da me, del perché lo sono, non ho coscienza, mi sento innocente. Eppure sono tanti anni che fumo. A farmi sapere o a voler farmelo credere che sono un individuo pericoloso sono gli altri, ormai sempre più di frequente&#8230;” (Incipit [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Gianfranco Franchi</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lankelot.eu">www.lankelot.eu</a></strong><br />
<span id="more-3619"></span></p>
<p><img class="left"; src="http://www.lankelot.eu/sites/default/files/memoriefumatore.jpg?1279394297" alt="Memorie di un fumatore" /><br />
“<em>Sono un fumatore, un sorvegliato a vista, un nemico pubblico potenziale. Da me, del perché lo sono, non ho coscienza, mi sento innocente. Eppure sono tanti anni che fumo. A farmi sapere o a voler farmelo credere che sono un individuo pericoloso sono gli altri, ormai sempre più di frequente&#8230;</em>” (Incipit di “Memorie di un fumatore”).</p>
<p>Le sigarette sono una delle cifre stilistiche della narrativa giuliana, almeno a partire dalla “Coscienza di Zeno” di Italo Svevo. Stelio Mattioni, fedele al paradigma di Ettore Schmitz, racconta la sua esistenza giocando sulle sigarette fumate dall&#8217;adolescenza sino, sostanzialmente, alla fine dei suoi giorni; e dà vita a un grande romanzo triestino, gioia per i suoi lettori e per tutti gli appassionati di narrativa italiana atipica. La ragione è semplice: non esiste un romanzo che racconti la vita d&#8217;un artista tramite vulcanici e ludici cambi nella scelta del tabacco da fumare. Più ancora, non esiste, sul territorio nazionale, una città che abbia sofferto più rovesci della sorte e cambi di bandiera, nell&#8217;ultimo secolo, della nostra bella Trieste.</p>
<p>Racconta Chiara Mattioni, nella bella postfazione delle “Memorie di un fumatore” di suo padre Stelio, pubblicate postume da MGS Press nel 2009: “Questo è il romanzo di un uomo, di una vita e di una città, non sbrigativamente un libro di ricordi. Perché le memorie non sono i ricordi, pur passando attraverso essi. La differenza sta nella prospettiva da cui si rievocano luoghi, cose, persone, situazioni […]”.</p>
<p>Vero, assolutamente. Stelio Mattioni non è stato soltanto lo scrittore padre d&#8217;un romanzo come “<strong><a href="http://www.lankelot.eu/letteratura/mattioni-stelio-il-re-ne-comanda-una.html">Il Re ne comanda una</a></strong>” (1968): è stato impiegato e dirigente d&#8217;azienda (già: alla Svevo), sceneggiatore e giornalista, piccolo imprenditore nel dopoguerra e prima ancora soldato, costretto a qualche anno di prigionia dopo essere stato catturato in Africa. È stato bambino nella prima Trieste italiana dopo tanti secoli di Austria: è stato ragazzo nell&#8217;interregno doloroso che ha preceduto la liberazione, nel 1954; è stato adulto nei giorni delle luci e delle ombre della Trieste repubblicana, che andava perdendo sempre più abitanti e tuttavia manteneva viva la sua aristocratica scontrosa grazia. E poi, certo, è stato un gran fumatore. Innamorato del tabacco. Tanto da aprire questo suo libro con un omaggio (a questo punto inevitabile) allo scrittore-tabaccaio portoghese. Pessoa. Questo: “Rabbrividisco al pensiero di quanto poco rimane nel mio spirito di ciò che è stata la mia vita passata. Un libro di uno di questi autori, una sigaretta da 45 centesimi al pacchetto, l&#8217;idea di una tazza di caffè. Ecco in che cosa si riassume la mia felicità”.</p>
<p>E così il vecchio Mattioni ci racconta la sua prima sigaretta, bambino di dieci anni che voleva superare una prova di coraggio, e di virilità: una Popolare, una di quelle che andavano solo tra i facchini del porto e i fumatori di mezzi toscani, scrive, per quanto era aspra e forte. E poi, man mano, evoca e accenna alle sigarette fumate di corsa nei bagni del liceo, e mentre parla di loro parla di sé, all&#8217;epoca poco studioso, ancora confuso a proposito della propria essenza, del proprio futuro: convinto d&#8217;essere qualcosa quando la mamma, per la matura, gli regala un portasigarette d&#8217;argento col monogramma.</p>
<p>Ci ritroviamo quindi nei disperati e atroci giorni della Seconda Guerra Mondiale, al fianco di questo giovane soldato che fuma le Milit, le sigarette che passa l&#8217;esercito: tremende, ma ci si adatta. Proprio come a certe mansioni: “La vita militare riduce l&#8217;uomo a una matricola. La mia, appesa al collo sotto la camicia, porta il numero 13726. Uccide l&#8217;individualità, mortifica il carattere, rende inutile l&#8217;intelligenza” (p. 33). Yugoslavia, Toscana, e poi in Africa: a combattere eroicamente pur senza essere fascista, per semplice senso del dovere. E a ritrovarsi prigioniero, ma senza vergogna. “La guerra in Africa finì, e noi l&#8217;avevamo persa. E io oggi dico di non vergognarmi affatto d&#8217;esser stato fatto prigioniero, invece di morire eroicamente. Come allora sarei forse stato capace di fare. L&#8217;unico rammarico che ebbi, lo ripeto, fu quello di essere rimasto senza sigarette e con ben poche possibilità di procurarmele” (p. 45). Già, ché nei campi di prigionia si fumavano le Victory. Costavano care, al mercato nero.</p>
<p>Il soldato Mattioni torna a casa. A Trieste, nel 1946, ci sono ancora le forze di occupazione angloamericana: in Italia invece vagisce la nostra amata e maledetta repubblica. Stelio è sconvolto dagli anni di prigionia, racconta d&#8217;esser stato squilibrato per qualche anno: reagiva male per qualsiasi sciocchezza, non soltanto in casa. Le nuove sigarette erano svizzere, si chiamavano Fib. Avevano un tabacco scuro, amaro. Accompagnano l&#8217;artista negli anni dell&#8217;incertezza, fino al ritorno dell&#8217;Italia: ritorno che coincide con le prime Nazionali, almeno le prime non clandestine. Intanto, gli americani partono, e poco dopo vengono seguiti da tanti altri giuliano-dalmati, protagonisti d&#8217;un secondo esodo.</p>
<p>La vita di Stelio cambia poco a poco. S&#8217;innamora di sua cugina, si sposano, sarà un matrimonio felice. E intanto un amico di amici, fantastico rabdomante delle patrie lettere, misterioso e silenzioso, riesce a trovare un buon editore per i suoi primi racconti. Einaudi. Il suo misterioso talent scout si chiama Bobi Bazlen. Prima di morire, accompagnerà il Mattioni in Adelphi. Ben fatto.</p>
<p>**</p>
<p>Chiara Mattioni, a beneficio degli aficionado dell&#8217;artista giuliano (1921-1997), spiega che “Nei capitoli che riguardano l&#8217;infanzia ci sono gli elementi originari di &#8216;La casa dei Golob&#8217; (inedito scritto nel 1967), storia ambientata nel rione di San Giacomo quando ancora passava il tram e di &#8216;Palla avvelenata&#8217; (Adelphi, 1969). Il periodo del servizio militare e della guerra, sulla base di un taccuino in cui annotava gli accadimenti (parzialmente trascritto in queste Memorie) ha dato vita a &#8216;Camàn&#8217; (inedito). L&#8217;assidua frequentazione di Cittavecchia ritorna sullo sfondo di &#8216;Il richiamo di Alma&#8217; (Adelphi, 1980). Trieste, che pure gli andava stretta, da cui eternamente sognava di fuggire, insomma ritorna sempre” (pp. 117-121).</p>
<p>E lascia un segno. Niente è andato in fumo. E a testimonianza di quanto sia generazionale ed esemplare la lezione di Mattioni, aggiungo – piccola nota personale – che questo libro mi è stato donato da un giovanissimo letterato e regista triestino, Gianluca Minucci, detto &#8220;Menenio&#8221;. Uno che farà parlare tanto di sé. Un artista innocente, un cane arrabbiato. Un puro. Grazie.</p>
<p><strong>EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE</strong></p>
<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stelio_Mattioni">Stelio Mattioni</a></strong> (Trieste, 1921 – Trieste, 1997), giornalista, scrittore e poeta italiano. Ha esordito pubblicando in poesia “La città perduta” (1956) e in narrativa “Il sosia” (1962).</p>
<p>Stelio Mattioni, “Memorie di un fumatore”, <strong><a href="http://www.mgspress.com/">MGS Press</a></strong>, Trieste 2009.</p>
<p>Approfondimento in rete: <strong><a href="http://www.istitutogiuliano.it/pubblicazioni/Banco_di_lettura_26_03.htm">Istituto Giuliano</a></strong> / <strong><a href="http://www.spirali.com/author.php3?sesid=f9b379e96737b066f3cd7ee41d5d4e88&#038;autid=67">Spirali</a> </strong>/ <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stelio_Mattioni">WIKI it</a></strong> / <strong><a href="http://www.retecivica.trieste.it/triestecultura/new/bibliotecamattioni/">Biblioteca Stelio Mattioni</a></strong> /<br />
In Lankelot: articoli su <strong><a href="http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?M/Mattioni+Stelio">STELIO MATTIONI</a></strong>.</p>
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		<title>Nidi D&#8217;Arac &#8211; Gocce</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 10:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AMYIWyVveVM?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/AMYIWyVveVM?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Bentrovato signor G!</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 20:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è di tutti i giorni assistere ad un avvenimento straordinario, figuriamoci quando gli eventi sono due e l&#8217;uno a poca distanza temporale dall&#8217;altro. È quello che mi è capitato il mese scorso, leggendo un fumetto e partecipando ad una serata, entrambi dedicati a Giorgio Gaber, che mi hanno trasportato magicamente nel mondo del grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è di tutti i giorni assistere ad un avvenimento straordinario, figuriamoci quando gli eventi sono due e l&#8217;uno a poca distanza temporale dall&#8217;altro. È quello che mi è capitato il mese scorso, leggendo un fumetto e partecipando ad una serata, entrambi dedicati a Giorgio Gaber, che mi hanno trasportato magicamente nel mondo del grande artista milanese scomparso nel 2003. Così ho pensato di farvi partecipi di questa emozione, perché l&#8217;eredità di Gaber è ancora presente e viva in mezzo a noi che cerchiamo di uscire dal &#8220;pollaio&#8221;. Ma procediamo con ordine&#8230;</p>
<p><img class="left" title="G&amp;G" src="http://www.scrittinediti.it/blog/wp-content/uploads//2010/08/GG_copertina.jpg" alt="" width="200" height="284" />Il fumetto, edito dalla <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.renoircomics.it/" target="_blank">ReNoir Comics</a></span>, si intitola <em>G&amp;G</em> ed è stato creato dallo scrittore, sceneggiatore, giornalista e storico del fumetto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://davidebarzi.blogspot.com/" target="_blank">Davide Barzi</a></span> e dal disegnatore e batterista <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.sergiogerasi.com/" target="_blank">Sergio Gerasi</a></span>. Come per incanto, il duo è riuscito nell&#8217;impresa mirabile di far rivivere nelle due dimensioni delle pagine disegnate la poesia, la passione, l&#8217;umanesimo, la tridimensionalità di Gaber. Si tratta di un viaggio amaro e ironico, grottesco e ilare, rabbioso e commovente.</p>
<p>La storia narra di un bambino di otto anni di nome G che, a casa per le vacanze natalizie, trascorre le giornate in compagnia di un signore buffo e dinoccolato che si chiama come lui. Il signor G è forse una creatura immaginaria che vive solamente nella fantasia del bambino (fantasia avversata e temuta dai grandi); nondimeno, accompagna il protagonista, trascurato dai genitori in crisi, lungo otto capitoli alla scoperta dell&#8217;ipocrisia, dell&#8217;omologazione, dell&#8217;apatia degli adulti, presi dai loro io e da quel fatidico ingranaggio «così assurdo e complicato, così perfetto e travolgente [...] come un mostro sempre in moto che macina le cose, che macina la gente». Suggestiva e azzeccata, nel capitolo cinque, l&#8217;idea di rendere i tanti «cari polli d&#8217;allevamento, coi vostri stivaletti gialli» tramite l&#8217;unica nota di colore &#8211; il giallo, appunto &#8211; di tutto il libro. Così come viene resa perfettamente la canzone <em>La libertà,</em> utilizzandone solo un ritornello, senza i testi ma con le sole vignette.</p>
<p><a href="http://www.scrittinediti.it/blog/wp-content/uploads//2010/08/GG_pag12.jpg" target="_blank"><img class="right" title="G&amp;G (pagina 12)" src="http://www.scrittinediti.it/blog/wp-content/uploads//2010/08/GG_pag12-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Claudio Bisio, nella prefazione di <em>G&amp;G</em>, ammette di essere rimasto sorpreso da come Barzi e Gerasi sono stati in grado di riportare sul foglio le mani gesticolanti e le parole importanti di Gaber, perché «tradurre il suo teatro canzone in fumetto è curioso, non è la prima cosa che ti verrebbe in mente». Eppure, la traduzione è avvenuta: con un sapiente e fluido collage di testi e brani nella sceneggiatura di Barzi e con un espressivo ed efficace tratto nei disegni di Gerasi.</p>
<p>Il secondo avvenimento, al quale ho assistito con piacere ed emozione, si è presentato come occasione imperdibile all&#8217;interno della cornice del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cartoonclub.it/" target="_blank">XXVI Cartoon Club di Rimini</a></span> ed è strettamente legato al fumetto, dal momento che si è trattato di uno spettacolo di teatro-canzone, curato da Barzi, illustrato dal vivo da Gerasi e cantato dal duo acustico <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.formazioneminima.com/" target="_blank">Formazione Minima</a></span> &#8211; Lorenzo Bartolini (cantattore) e Lorenzo Gasperoni (chitarrista).</p>
<p><img class="left" title="Formazione Minima" src="http://www.scrittinediti.it/blog/wp-content/uploads//2010/08/formazione_minima.jpg" alt="" width="300" height="200" />La performance si è svolta con i Formazione Minima impegnati nell&#8217;eseguire, l&#8217;una di seguito all&#8217;altra, le canzoni memorabili di Gaber (molte delle quali presenti nell&#8217;opera a fumetti): da <em>Giuoco di bambini: io mi chiamo G</em> (1970) a <em>Quello che perde i pezzi</em> (1973), da <em>Lo shampoo</em> (1972) a <em>Le elezioni</em> (1976), da <em>Chiedo scusa se parlo di Maria</em> (1973) alla postuma <em>La parola io</em> (2003), passando per <em>La libertà</em> e <em>Un&#8217;idea</em> (1972), per <em>Dove l&#8217;ho messa</em> e <em>L&#8217;odore</em> (1974), fino a <em>Io come persona</em> (1994) e <em>La nave</em> (1973).</p>
<p><img class="right" title="Sergio Gerasi" src="http://www.scrittinediti.it/blog/wp-content/uploads//2010/08/sergio_gerasi.jpg" alt="" width="267" height="200" />Parallelamente, Gerasi ha disegnato su due pannelli verticali alcune suggestioni: una stretta di mani (a sottolineare che «libertà è partecipazione»); due stivali di gomma gialli; il bambino G e Maria, la bambina che ama; un pugno chiuso e la scritta rossa “68” su alcuni fogli bianchi (durante le tre canzoni più politicamente critiche del repertorio della serata); fino a riempire di rosso tutto lo sfondo per far emergere il profilo di Gaber e un gabbiano, ricollegandosi così al finale di <em>Qualcuno era comunista</em> del 1991:</p>
<blockquote><p>Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.<br />
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso.<br />
Era come… due persone in una.<br />
Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.<br />
No. Niente rimpianti.<br />
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.<br />
E ora? Anche ora ci si sente come in due.<br />
Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.<br />
Due miserie in un corpo solo.</p></blockquote>
<p>Insomma, una serata di forte impatto emotivo, un omaggio riuscito ad una figura che a tutti &#8211; sul palco e nella platea &#8211; manca, per il suo acume e per la sua capacità di farci riflettere con una lacrima ed un sorriso sulle miserie e sulle nobiltà dell&#8217;essere umano.</p>
<p>Per i testi di Gaber (e non solo) rimando all&#8217;ottimo sito no-profit di appassionati <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.giorgiogaber.org/" target="_blank">Far finta di essere&#8230; GABER.</a></span></p>
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		<title>&#8220;Una musica può fare&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 08:56:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il chiudifila]]></category>
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		<category><![CDATA[Pink Floyd]]></category>
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		<category><![CDATA[Una musica può fare]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Signore è il mio pastore, nulla mi fa mancare Mi lascia riposare Attraverso verdi pascoli mi conduce presso acque tranquille Con coltelli scintillanti libera la mia anima Mi lascia penzolare da alti ganci in bei posti Mi trasforma in costolette d&#8217;agnello Poiché Egli ha grande potenza e fame. Quando giungerà il giorno in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Signore è il mio pastore, nulla mi fa mancare<br />
Mi lascia riposare<br />
Attraverso verdi pascoli mi conduce presso acque tranquille<br />
Con coltelli scintillanti libera la mia anima<br />
Mi lascia penzolare da alti ganci in bei posti<br />
Mi trasforma in costolette d&#8217;agnello<br />
Poiché Egli ha grande potenza e fame.<br />
Quando giungerà il giorno in cui noi sottomessi,<br />
dopo lunga meditazione e costante esercizio,<br />
padroneggeremo l&#8217;arte del karatè<br />
allora ci solleveremo<br />
e faremo lacrimare gli occhi del farabutto.</p>
<p>(Da &#8220;Sheep&#8221;, Pink Floyd, album Animals, 1977)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>An asymmetrical drone war</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 08:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[An asymmetrical drone war]]></category>
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		<category><![CDATA[Il chiudifila]]></category>
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		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paul Rogers Fonte: openDemocracy (link all&#8217;articolo) The United States and Israel see the next generation of armed drones as a potent reinforcement of their military capacity against insurgents and rogue states. But Iran and Hizbollah too are in the race. An upsurge in paramilitary violence highlights the continuing difficulties faced by states in controlling [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paul Rogers</strong></p>
<blockquote><p>Fonte: <a href="http://www.opendemocracy.net/" target="_blank"><strong>openDemocracy</strong></a> (<a href="http://www.opendemocracy.net/paul-rogers/asymmetrical-drone-war" target="_blank">link all&#8217;articolo</a>)</p></blockquote>
<p><span id="more-3590"></span></p>
<hr /><strong>The United States and Israel see the next generation of armed drones as a potent reinforcement of their military capacity against insurgents and rogue states. But Iran and Hizbollah too are in the race.</strong><br />
<hr />
<p>An upsurge in paramilitary violence highlights the continuing  difficulties faced by states in controlling insurgent movements. The  incidents stretch from familiar centres of conflict (<a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/08/17/AR2010081700567.html?hpid=sec-world">Baghdad</a> and <a href="http://af.reuters.com/article/worldNews/idAFTRE67I17220100819">Yemen</a>), to unexpected locations (<a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5gALjCfhatQbqJBxn-5HqwejhvSaw">Kampala</a>), to trade-routes (the attack on the <em>M. Star</em> <a href="http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2010/08/20108683953783853.html">super-tanker</a>).  This comes, moreover, at a time when the United States is facing  serious problems in Afghanistan and committed to a progressive  withdrawal in Iraq &#8211; both situations which are overshadowed by the  domestic electoral timetable in which 2010 (mid-term) and 2012  (presidential) elections approach (see &#8220;<a href="http://www.opendemocracy.net/paul-rogers/al-qaida%E2%80%99s-business-jihad">Al-Qaida&#8217;s business jihad</a>&#8220;, 12 August 2010).</p>
<p>An  important part of Washington’s calculations is that domestic economic  constraints and popular sentiment make new or upgraded military  involvements abroad increasingly tough choices politically &#8211; even at a  time of gigantic military budgets and an inexhaustible appetite to use  them (see &#8220;<a href="http://www.opendemocracy.net/article/the-wages-of-war">The Pentagon&#8217;s politics of war</a>&#8220;, 21 May 2009). One result of this combination of political caution (especially after the experience of <a href="http://www.gallup.com/poll/141716/New-High-Call-Afghanistan-War-Mistake.aspx">Afghanistan</a> and <a href="http://www.gallup.com/poll/141773/Americans-Divided-Iraq-War-Going.aspx">Iraq</a>) and continuing military power is the escalating search for ways to <a href="http://www.longwarjournal.org/archives/2010/08/us_predator_strike_k_4.php">wage</a> “war by remote control” (see &#8220;<a href="http://www.opendemocracy.net/article/america-s-new-old-military-thinking">America&#8217;s new-old military thinking</a>&#8220;, 23 July 2009).</p>
<p>This  can involve special-forces units working behind the scenes, and &#8211; as  the technologies improve &#8211; a marked increase in the use of  armed-drones. The overall result is a shift towards “war in the  shadows”, where the United States conducts operations in a <a href="http://www.mapsofworld.com/asia-political-map.htm">swathe</a> of countries across “<a href="http://www.opendemocracy.net/paul-rogers/www.opendemocracy.net/globalization/westasia_crisis_3833.jsp">greater west Asia</a>” and north and east Africa (see Scott Shane, Mark Mazzetti &amp; Robert F. Worth, “<a href="http://www.nytimes.com/2010/08/15/world/15shadowwar.html">Secret Assault on Terrorism Widens on Two Continents</a>”, <em>New York Times</em>, 14 August 2010).</p>
<p><strong>The next generation</strong></p>
<p>The  development of advanced drones is one of the most active areas of  current military research and development, with added emphasis now being  given to stealth-drones that can fly undetected over countries with  relatively advanced air-defences. A case in point is the <a href="http://www.af.mil/information/factsheets/factsheet.asp?id=16001">RQ-170</a>,  a system currently deployed in a reconnaissance rather than an armed  form, and now used in Afghanistan. This drone, a current report in a US  defence journal suggests, might even be able to operate unobserved  across both the Iranian and Pakistani borders with Afghanistan (see in  the US defence journal (see David Fulghum, “<a href="http://www.aviationweek.com/aw/generic/story_channel.jsp?channel=defense&amp;id=news/asd/2010/08/10/05.xml&amp;headline=UAVs%20Dominate%20Surveillance%20And%20Targeting">UAVs Dominate Surveilance and Targeting</a>&#8220;, <em>Aviation Week</em>, 10 August 2010).</p>
<p>This development of such stealth-drones opens a new phase in automated warfare. The Pentagon and CIA have used armed-drones <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/yemen/7663661/American-drones-deployed-to-target-Yemeni-terrorist.html">against</a> paramilitary groups in a number of countries &#8211; usually ones where the  local state (and the non-state movements based there) lack air-defences,  or where (as in <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-south-asia-10648909">Pakistan</a>)  the government in the target-country gives its tacit approval to the  attacks. Now, the aim is to apply the technologies developed in the  F-117A Nighthawk and the B-2 stealth-bomber to drones, thus enabling the  ability to fly over countries such as Iran &#8211; with impunity, and with  minimal fear of interception (see &#8220;<a href="http://www.opendemocracy.net/article/drone-wars">Drone wars</a>&#8220;, 16 April 2009).</p>
<p>In parallel, the Pentagon&#8217;s <a href="http://www.darpa.mil/">Defense Advanced Research Projects Agency</a> (Darpa) is planning a new generation of fast and heavy-armed drones. A  current project is to adapt the Fairchild A-10 &#8211; among the world&#8217;s most  powerful close-air-support planes &#8211; for autonomous operations. The  Warthog, as it is called, is <a href="http://www.fas.org/programs/ssp/man/uswpns/air/attack/a10.html">equipped</a> with a remarkable range of weapons &#8211; including a 30-mm gun,  laser-guided rockets, AGM-56E Maverick missiles and GPS-guided 125 kg  bombs (see Graham Warwick, “<a href="http://www.aviationweek.com/aw/blogs/defense/index.jsp?plckController=Blog&amp;plckBlogPage=BlogViewPost&amp;newspaperUserId=27ec4a53-dcc8-42d0-bd3a-01329aef79a7&amp;plckPostId=Blog%3A27ec4a53-dcc8-42d0-bd3a-01329aef79a7Post%3A10c5330d-451c-437d-93d2-cc9a057820fb&amp;plckScript=blogScript&amp;plckElementId=blogDest">Unmanned, and Close</a>”, <em>Aviation Week</em>, 9 August 2010).</p>
<p>This  “flying laboratory” is designed to advance the next generation of  armed-drones, most prominently the MQ-X. The currently most powerful  United States armed-drone, the <a href="http://defense-update.com/products/p/predatorB.htm">MQ-9 Reaper</a>,  is already able both to carry more weapons and to “loiter” far longer  than manned aircraft; but the MQ-9 &#8211; planned for deployment around 2020 &#8211;  would be even more sophisticated in combining the intense firepower and  high subsonic speed of the A-10 with an endurance of up to eighteen  hours.</p>
<p>The United States is the leader in the whole field of armed drones. Its ally Israel is close behind. The <a href="http://dover.idf.il/IDF/English/">Israel Defence Forces</a> (IDF) possesses a wide array of systems, some developed in association  with the Pentagon. Israel has used drones extensively for reconnaissance  and in armed attacks in <a href="http://www.opendemocracy.net/conflict/lebanon_war_3992.jsp">Lebanon</a> and <a href="http://www.opendemocracy.net/article/gaza-the-war-after-the-war">Gaza</a>; it is also reported to operate drones over Iran.</p>
<p>In  addition, Israel’s activities extend to the use of long-range drones to  detect and survey shipping down the Red Sea, in the search for vessels  presumed to be carrying armaments for <a href="http://www.cfr.org/publication/9155/hezbollah_aka_hizbollah_hizbullah.html">Hizbollah</a> or Hamas. An unconfirmed report claims that Israel used reconnaissance-  and armed-drones in a raid against two convoys of trucks in Sudan that  it believes were transporting Iranian-built Fajr-5 <a href="http://www.globalsecurity.org/military/world/iran/mrl-iran.htm">missiles</a> to Egypt on their way to Hizbollah (see &#8220;<a href="http://www.haaretz.com/news/report-israel-used-unmanned-drones-to-attack-sudan-convoys-1.273099">Israel used unmanned drones to attack Sudan convoys</a>&#8220;, <em>Ha&#8217;aretz</em>, 29 March 2009).</p>
<p>Israel sees drones as an essential component of its broadly-based defence posture in an era when paramilitary groups <a href="http://www.meforum.org/806/hezbollahs-strategic-threat-to-israel">operate</a> near its borders, and when <a href="http://csis.org/publication/irans-military-forces-and-warfighting-capabilities">missile-building</a> states such as Iran also threaten. In both cases, it sees the new  weapons as helping to redress an imbalance in the state&#8217;s defences in <a href="http://www.routledge.com/books/details/9780415449106/">face</a> of existing “asymmetric-warfare” capabilities (see &#8220;<a href="http://www.opendemocracy.net/paul-rogers/israel%E2%80%99s-security-trap">Israel&#8217;s security trap</a>&#8220;, 5 August 2010).</p>
<p><strong>The new balance</strong></p>
<p>The  United States and Israel are leaders in a huge expansion in drone  technology, though others &#8211; several western European states, Russia and  China &#8211; are also involved. But there is a sting in the tail of such  powerful states: namely, that drone technology is amenable to  proliferation, not least as many of the components can be bought  “off-the-shelf” and have perfectly legitimate non-military functions  (see &#8220;<a href="http://www.opendemocracy.net/conflict/article_2481.jsp">Hizbollah&#8217;s warning-flight</a>&#8220;, 4 May 2005).</p>
<p>Hizbollah has, since 2004 at latest, operated the Mirsad-1 reconnaissance-drone (see &#8220;<a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/middle_east/3990773.stm">Hezbollah drone flies over Israel</a>&#8220;, <em>BBC News</em>, 7 November 2004). This almost certainly Iran-made system has successfully been <a href="http://www.haaretz.com/news/hezbollah-drone-brought-down-over-galilee-held-30-kg-of-explosives-1.195115">flown</a> over Israeli cities, much to the annoyance of the Israeli military (see Amal Saad-Ghorayeb, &#8220;<a href="http://www.opendemocracy.net/article/the-hizbollah-project-last-war-next-war">The Hizbollah project: last war, next war</a>&#8220;, 13 August 2009).</p>
<p>The  Mirsad-1 is an early-generation system of limited range that has to be  launched close to Israel. Of far more significance is that Iran is  reported ready to <a href="http://www.payvand.com/news/10/aug/1172.html">display</a> a long-range drone &#8211; the <em>Karar</em> &#8211; at an arms demonstration on 22 August 2010 (see “<a href="http://www.defensenews.com/story.php?i=4748113&amp;c=MID&amp;s=LAN">Iran To Unveil Array of Weapons Next Week</a>”, AFP/ <em>Defense Week</em>, 17 August 2010). The <em>Karar</em> is likely to have been produced with the specific intention of flying  reconnaissance-missions over countries as distant as Israel.</p>
<p>The <em>Karar</em> may well be unarmed and have limited intelligence capabilities, but its  very existence will reverberate. A comparison may be made to the  beginning of the <a href="http://www.gwu.edu/%7Ensarchiv/NSAEBB/NSAEBB39/">war</a> against Iraq on 16 January 1991, when the United States-led coalition  launched a massive air-assault in the attempt to force Saddam Hussein’s  forces out of Kuwait. On the second night, <a href="http://www.iraqwatch.org/profiles/missile.html">Iraq’s</a> Scud-missiles <a href="http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/january/18/newsid_4588000/4588486.stm">hit</a> Israel. The damage was limited, the casualties light, but the  psychological impact &#8211; in Israel and among western forces generally &#8211;  was massive; the coalition expended huge resources in ensuing weeks in a  <a href="http://www.specialoperations.com/Army/Delta_Force/scuds.html">series</a> of (largely fruitless) “Scud hunts”.</p>
<p>If the Iranians have been able to <a href="http://www.dailytech.com/Iran+Developing+Unmanned+Drone+Technology+US+Officials+Concerned/article18067.htm">develop</a> a long-range drone, then it is more than likely that they will attempt  to launch reconnaissance drone-sorties against Israeli territory &#8211; at a  time of their own choosing. The military effect will be minimal but the  political impact will be very great. The Pentagon, the IDF and many  western states see drones as a valued reinforcement of their military  technology; but their adversaries too are in the race. The role of  drones in asymmetric warfare &#8211; or even just asymmetric psychological  warfare &#8211; may come much sooner than many expect.</p>
<hr />
<strong>About the author</strong><br />
Paul Rogers is professor in the <a href="http://www.brad.ac.uk/peace/index.php">department of peace studies</a> at Bradford University. He has been writing a weekly <a href="http://www.opendemocracy.net/author/paul-rogers">column</a> on global security on openDemocracy since 26 September 2001, and writes an international-security monthly briefing for the <a href="http://oxfordresearchgroup.org.uk/">Oxford Research Group</a>. His books include <a href="http://eu.wiley.com/WileyCDA/WileyTitle/productCd-0745641970.html"><em>Why We’re Losing the War on Terror</em></a> (Polity, 2007), and <a href="http://www.plutobooks.com/display.asp?K=9780745329376&amp;"><em>Losing Control: Global Security in the 21st Century</em></a> (Pluto Press, 3rd edition, 2010)</p>
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		<title>5 poesie inedite di Francesca Mannocchi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 19:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti inediti]]></category>
		<category><![CDATA[fara editore]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Mannocchi]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[La tirannia dell'intimità]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un brevissimo estratto dal nuovo lavoro, ancora in fieri, di Francesca Mannocchi, autrice dell&#8217;ottimo La tirannia dell&#8217;intimità (Fara editore, 2010) da noi già recensito. 1) la mia strada è un sentiero trasparente più che incontrarci, ci siamo accaduti disorientati, forse, ma presenti nello spazio vuoto sterminato del sole al crepuscolo in collina che è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-3587"></span>Pubblichiamo un brevissimo estratto dal nuovo lavoro, ancora in fieri, di Francesca Mannocchi, autrice dell&#8217;ottimo <em>La tirannia dell&#8217;intimità</em> (Fara editore, 2010) da noi già recensito.</p>
<p>1)</p>
<p>la mia strada è un sentiero trasparente</p>
<p>più che incontrarci, ci siamo accaduti<br />
disorientati, forse, ma presenti<br />
nello spazio vuoto sterminato<br />
del sole al crepuscolo in collina<br />
che è un attimo a perderlo di vista<br />
dietro il declivio e infinito il passaggio di luce,<br />
lei vera.<br />
è stata un&#8217;estate silenziosa e stanca<br />
a scatenare questo linguaggio d&#8217;atomi in festa<br />
ogni parola a contenere il suo gesto,<br />
urgente<br />
ogni colore a farsi numero<br />
(risolvimi, dicevi nelle notti).<br />
ogni stagione seguita non era<br />
che orma di quel passaggio iniziale<br />
necessario e intimo passaggio<br />
che rende ancora e sempre facile<br />
lo scomodo parlare con noi stessi<br />
e non insieme che ormai non serve più.<br />
noi stessi, ognuno separatamente.<br />
chiedo questo a ogni passo che m&#8217;aspetta<br />
questo accadere, questa misura<br />
del corpo antico che ritrovo nelle vene a generarmi<br />
questa inarginabile colpa di incastrarsi<br />
a forza di graffi<br />
chiedo lo sguardo della forza popolata<br />
da una solitudine, semplice<br />
perché scelta. semplice come un filo di vento<br />
che allarga il respiro e dispera<br />
nell&#8217;afa a precipizio sull&#8217;estate.<br />
un&#8217;altra, l&#8217;estate che mi fa chiaroveggente.<br />
attraverso l&#8217;estate come fosse la rotta<br />
di piedi laboriosi e di mani imperfette<br />
di silenzi incendiati e parole cattivissime<br />
come fosse la cifrata indicazione<br />
di una destinazione che risolleva il punto di partenza.</p>
<p>2) costruzioni per l&#8217;uso</p>
<p>e solo poi guardare nella terra<br />
e scovare<br />
i segni immani della pena<br />
passaggi di un pensiero che non muta<br />
però<br />
nel tempo di quel tempo che rimane<br />
un poco avanza.<br />
quello che resta, allora,<br />
è come calce<br />
e riduce la tensione del futuro<br />
con l&#8217;imbarazzo della costruzione.<br />
è un progetto, credo, come un altro<br />
venire al mondo nell&#8217;esperienza di se stessi<br />
e il rischio di innalzarsi è sempre un crollo<br />
da un cielo non guardato a questo ventre.<br />
come un&#8217;educazione e come un rito<br />
per mantenere alto il senso complessivo di una storia<br />
alimento la mia casa e la mia terra<br />
coltivando abitudini migliori.</p>
<p>(occorre non sabotarsi)</p>
<p>3) l&#8217;Aspetto dell&#8217;attesa</p>
<p>é con un cerchio che vaga intorno a un vuoto<br />
che trascorro queste ore qui seduta,<br />
la posizione è quella del respiro<br />
nulla ostacola il silenzio, eppure parlo.<br />
prendo il suono che dia forma<br />
a Questa vista<br />
Questo guardarmi<br />
in Questo sguardo<br />
scagliato dentro me<br />
che pure assisto<br />
e quando i due combaciano, si leva<br />
e il suono quando è libero, è un’azione.<br />
Non muovo neanche un muscolo e respiro<br />
trattengo l’attenzione sulla carne<br />
la carne &#8211; un precipizio sull’attesa.<br />
l’attesa è il dove di un<br />
nascondimento<br />
se cerchi di guardarla da lontano<br />
eppure, se non temi, non trattieni e poi cammini<br />
l’attesa è una posa infinitesima<br />
uno scatto<br />
l’attesa tiene i fili del pensiero<br />
riscalda i confini dei giudizi<br />
che invece di chiarire fanno oscuro<br />
e quando sono secchi poi li brucia<br />
e zitta fa vendetta del sapere.<br />
é lì che penso a cogliere con gli occhi<br />
che tremo se non trovo le parole<br />
che osservo l’intervallo del di fuori<br />
e sento tutti morti.<br />
Eternamente.<br />
il corpo del malato non è più tempo presente<br />
se non perché il tormento si equivale col<br />
pensiero,<br />
nelle rovine di questa primavera<br />
io attendo e non mi muovo. è la trincea in cui<br />
invento la fatica di restare<br />
per vedere se la fa, bella stagione.<br />
La verità è che il colloquio con la vita<br />
oggi ha il tuo nome<br />
di te che sai, che quando attendo, io lavoro.</p>
<p>4) mai stata bambina</p>
<p>innocente come il rifugio dei reietti<br />
ti tenevo nascosto nel mio esilio dai vivi</p>
<p>ero fuggita dalle radici catene<br />
in tanti flagelli ma con occhi di vergine</p>
<p>per poi scoprire che la libertà confonde<br />
se non conosci i tormenti dei ciechi.</p>
<p>in posizione fetale, replicavo nella tua asfissia<br />
l&#8217;amore ricatto dei no di mio padre</p>
<p>5)<br />
l&#8217;alba consegnata muta all&#8217;attesa<br />
ripeteva la litania del &#8216;non ne vale la pena&#8217;.<br />
Invece di ammazzare il tempo<br />
mi annodavo le vene intorno al collo.<br />
In mano il cordone Vaginale.<br />
Ultima declinazione umida nel comune verbo amare.</p>
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		<title>Arte</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 17:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'altra dimensione]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Dellapasqua]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Il chiudifila]]></category>
		<category><![CDATA[La Monna Lisa con il chador]]></category>
		<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Arte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/15/foto/iran_la_monna_lisa_con_il_chador-6307653/1/?ref=HRESS-3"></a></p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/15/foto/iran_la_monna_lisa_con_il_chador-6307653/1/?ref=HRESS-3">Arte</a></p>
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		<title>Ecco il Grande fratello Google</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 06:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Dellapasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Tonacci]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[grande fratello]]></category>
		<category><![CDATA[Il chiudifila]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Mensurati]]></category>
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		<category><![CDATA[siamo tutti spiati]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Tonacci e Marco Mensurati Fonte: La Repubblica (link all&#8217;articolo) INCHIESTA ITALIANA Ecco il Grande fratello Google Ci scheda per la pubblicità Gli identikit conservati un anno e mezzo in 450mila server. Chi va in rete viene inseguito da inserzioni dedicate. Esiste un&#8217;operazione per disattivare il tracciamento ma è a carico dell&#8217;utente. Gusti, orientamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Fabio Tonacci</strong> e <strong>Marco Mensurati</strong></p>
<blockquote><p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/" target="_blank"><strong>La Repubblica</strong></a> (<a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/08/13/news/google_spia-6257171/" target="_blank">link all&#8217;articolo</a>)</p></blockquote>
<p><span id="more-3568"></span><br />
<small>INCHIESTA ITALIANA</small><br />
<strong>Ecco il Grande fratello Google<br />
Ci scheda per la pubblicità</strong><br />
<em>Gli identikit conservati un anno  e mezzo in 450mila server. Chi va in rete viene inseguito da inserzioni  dedicate. Esiste un&#8217;operazione per disattivare il tracciamento ma è a  carico dell&#8217;utente. Gusti, orientamenti sessuali e religiosi</em></p>
<p><img class="left" title="Ecco il Grande fratello Google  Ci scheda per la pubblicità" src="http://www.repubblica.it/images/2010/08/13/083240698-a2405ef6-64e2-436c-8a9e-134341645217.jpg" alt="Ecco il Grande fratello Google  Ci scheda per la pubblicità" width="300" height="175" /><br />
<strong>ROMA -</strong> Google  ci spia. Traccia e registra i nostri movimenti sulla rete. Vede quello  che cerchiamo, vede quello che leggiamo o guardiamo. Sa dove siamo.  Conosce i nostri interessi, anche quelli che vogliamo tenere nascosti.  Controlla il contenuto e i destinatari delle nostre email. Pochi lo  sanno, qualcuno lo sospetta, quasi tutti lo ignorano, ma è proprio così.  Ci spia. E poi ci scheda, conservando la mole di informazioni che ci  riguardano in un database per un anno e mezzo. Otto italiani su dieci  che usano Internet sono finiti nei database di Google. Più riesce a  conoscerci, più specifica, corrispondente ai nostri gusti e quindi  efficace sarà la pubblicità che ci farà trovare sui siti che visitiamo.  Per i cervelloni del marketing è semplicemente behavioral advertising,  pubblicità personalizzata. I difensori della privacy, invece, usano un  termine più sinistro: profiling. Profilazione degli utenti. Ormai lo  fanno quasi tutti i più grossi operatori del web. Ma nessuno in maniera  capillare quanto il gigante di Mountain View. Ma quante informazioni  riesce a raccogliere il colosso della rete?</p>
<p><strong>LE MANI SULLA RETE</strong><br />
Secondo  una ricerca dell&#8217;Università californiana di Berkeley, Google Inc (23,6  miliardi di dollari di fatturato nel 2009) è in grado di controllare e  tracciare i movimenti di chi usa Internet sul 88,4 per cento della rete.  Direttamente, attraverso i suoi siti cult, come il motore di ricerca,  il servizio di posta elettronica (gmail.com), Youtube, Google Maps, Picasa. Ma anche indirettamente, grazie a  quei software gratuiti usati da milioni di bloggers, gestori di siti e  aziende. Ad esempio Google Analytics &#8211; l&#8217;applicazione che permette di  conteggiare il traffico di un portale &#8211; o AdSense, il servizio di  inserzioni pubblicitarie. Risultato: il database di Google è il più  vasto oggi esistente, e anche quello che contiene il maggior numero di  informazioni su un utente unico.<br />
È oggettivamente difficile navigare  senza finire mai in quello che per tanti è semplicemente un colorato  motore di ricerca, veloce, intuitivo e dal motto rassicurante &#8220;non  essere cattivo&#8221;. Lo slogan fu scelto personalmente dai due fondatori,  gli ex studenti universitari di Stanford Sergey Brin e Larry Page, e  forse è da aggiornare, vista l&#8217;aggressiva &#8220;politica di annessione&#8221;  avviata dai suoi manager. Google Inc acquista società, aumenta i  servizi, si sta proponendo in pratica come lo sportello unico per i  nostri bisogni online. E ora è anche sui telefonini. Con Admobile sta  invadendo il settore delle applicazioni pubblicitarie per cellulari.  Android, il suo sistema operativo che consente l&#8217;accesso veloce a  Internet, è utilizzato su un telefonino su tre negli Stati Uniti. Ma i  soldi Google Inc li fa sempre nello stesso modo: vendendo pubblicità.</p>
<p><strong>SEMPRE INTERCETTATI</strong><br />
Repubblica  ha assistito in diretta alla &#8220;profilazione&#8221;, grazie a Matteo Flora,  esperto di sicurezza su internet a capo di TheFool, una società che  offre servizi anti-schedatura. Abbiamo navigato per 10 minuti come  farebbe un qualsiasi utente: abbiamo visitato il sito di Repubblica,  abbiamo letto un articolo che parlava di Berlusconi, poi la notizia del  passaggio di Mourinho al Real Madrid, siamo passati su un sito di  vendita di automobili, abbiamo visto un&#8217;intervista al regista James  Cameron, poi abbiamo controllato il nostro conto in banca e spedito un  messaggio a un amico su Facebook. Su un altro computer &#8211; dotato di un  software in grado di fare il profiling &#8211; abbiamo potuto vedere con gli  occhi di Google. Risultato: al numero 4344222, identificativo del  browser (il software di navigazione, in questo caso Explorer), era  associato il nostro nome e cognome, carpito al momento dell&#8217;accesso a  Facebook. Poi una lista di parole: Berlusconi, Repubblica, sinistra,  politica, opposizione, Bersani, banca (e il nome del nostro istituto),  Inter, Mourinho, Real Madrid, calcio, sport, film, cinema, Avatar, 3d,  Cameron, avventura, automobile (e l&#8217;indicazione di un modello specifico  da noi più volte cliccato), utilitaria, usato. Classificate per  importanza.<br />
&#8220;Google personalizza gli annunci in base ai nostri reali  interessi &#8211; spiega Matteo Flora &#8211; ecco quindi che la pubblicità non è  più una scocciatura, ma diventa persino utile. E remunerativa per chi te  la propone. Per cui un utente che naviga abitualmente su siti di  automobili, si troverà sparsi ovunque annunci di vendita di auto, anche  su portali che non c&#8217;entrano niente con quel settore&#8221;. Tecnicamente  quindi Google è una mega concessionaria di pubblicità che è riuscita a  risolvere una volta per tutte l&#8217;antico problema del target, quello su  cui generazioni di venditori hanno sbattuto la testa. Tutto a discapito  però della nostra privacy.<br />
&#8220;È il prezzo che paghiamo per i costosi  prodotti che Google distribuisce gratuitamente &#8211; spiega ancora Flora &#8211;  con la navigazione di fatto offriamo inconsapevolmente dati personali e  dati sensibili riguardanti, ad esempio, l&#8217;orientamento sessuale, la  salute, la religione che nemmeno i servizi segreti più intrusivi  potrebbero avere&#8221;. Come se fossimo tutti intercettati, 24 ore su 24.</p>
<p><strong>LA DIFESA</strong><br />
L&#8217;azienda  di Mountain View, la società con la migliore reputazione al mondo  secondo la rivista americana Forbes, non ci sta a essere considerata la  versione finora più compiuta del Grande Fratello orwelliano. &#8220;Noi non  spiamo nessuno &#8211; dice Marco Pancini, European Senior Counsellor di  Google &#8211; è vero che registriamo la navigazione degli utenti per creare  un elenco personalizzato di categorie di interesse, ma tutto avviene in  maniera anonima. I profili sono associati a un codice numerico, mai a un  nome e un cognome, come indichiamo nella sezione &#8220;privacy&#8221; del nostro  sito. Volendo poi si può decidere di disattivare il tracciamento,  facendo il cosiddetto opt-out. E ci sono software scaricabili che  bloccano la profilazione&#8221;. Tutto ciò però rimane a carico dell&#8217;utente, e  chi non è esperto difficilmente si cimenta in queste operazioni. Google  inoltre non chiede mai esplicitamente il consenso alla raccolta e al  trattamento dei dati. Lo fa e basta. Altro punto debole: la certezza  dell&#8217;anonimato. Come abbiamo documentato durante la dimostrazione di  Flora, scoprire l&#8217;identità di qualcuno che durante la navigazione accede  al proprio account di posta elettronica o di Facebook è molto semplice.  &#8220;La nostra azienda controlla che i profili rimangano anonimi, separati  dagli account registrati. Non facciamo mai l&#8217;incrocio dei dati&#8221;,  risponde Pancini. Ma chi controlla i controllori?</p>
<p><strong>I DUBBI DEI GARANTI</strong><br />
Sul  web è esploso il business del tracciamento. I database diventano merce  preziosa per chi opera in un settore &#8211; quello della pubblicità online &#8211;  che muove 23 miliardi di dollari all&#8217;anno. Un&#8217;inchiesta del Wall Street  Journal dimostra che navigando sui 50 siti più popolari negli Stati  Uniti, ci si ritrova con il computer infestato da 3.180 files specifici  per la profilazione. Cookies, FlashCookies e i neonati Beacon: software  invisibili capaci in alcuni casi di stilare l&#8217;età, il sesso, il codice  postale, il reddito, lo stato civile, le condizioni di salute  dell&#8217;utilizzatore. Spie digitali usate soprattutto da Google, Microsoft e  QuantCast Corporation, ma anche da una miriade di piccole aziende che  hanno fiutato l&#8217;affare e si sono specializzate nella raccolta e nella  vendita all&#8217;ingrosso dei nostri segreti, in stock da 50-100 mila  profili. Un mercato che frutta miliardi di dollari.<br />
Proprio per il  timore di rimanere indietro in questa corsa, Google Inc avrebbe  potenziato la profilazione dei suoi utenti, come pare dimostrare un  documento riservato di sette pagine del 2008 &#8211; pubblicato sempre dal  quotidiano americano &#8211; dal quale si deducono i dubbi dell&#8217;azienda e le  proposte per rimodulare le strategie nel settore della pubblicità.<br />
Non  è un caso quindi che un rapporto di Privacy International,  l&#8217;organizzazione no profit inglese che si occupa di monitorare gli  attacchi alla privacy lanciati da governi e aziende, metteva già nel  2007 Google al primo posto della classifica dei &#8220;cattivi di Internet&#8221;.  &#8220;Non chiede l&#8217;autorizzazione al trattamento dei dati, ha accesso a  informazioni personali che vanno oltre il traffico online, come hobby,  impieghi lavorativi, numeri di telefono. Raccoglie i report delle  ricerche fatte attraverso la sua Toolbar senza specificare per quanto li  conserverà&#8221;, scriveva tre anni fa. Google non ha mai smentito quel  rapporto.<br />
Le autorità internazionali stanno prendendo coscienza del  problema. Negli Stati Uniti la Commissione Federale per il Commercio  propone di obbligare i progettisti di browser a inserire meccanismi di  bloccaggio del tracciamento. Semplici, intuitivi e facili da attivare.  In Canada e in Australia le commissioni parlamentari per la privacy  hanno avviato indagini su Google. In Germania il governo sta valutando  se proibire Analytics, usato dal 13 per cento dei domini tedeschi.<br />
Google  utilizza le informazioni sugli utenti solo a scopi promozionali, ma  cosa succederebbe se finissero nelle mani sbagliate? Magari in quelle  poco pulite di servizi segreti deviati? O in quelle di un&#8217;azienda  concorrente alla nostra, in grado di corrompere un funzionario o un  semplice dipendente di Google?</p>
<p><strong>LE RELAZIONI PERICOLOSE</strong><br />
La  letteratura, in merito, è piuttosto confusa e piena di storie e  retroscena che finiscono per smarrirsi in quel terreno ambiguo che  confina quasi sempre con il mondo torbido degli 007 e degli scandali  diplomatici. Il caso di uso distorto di questi dati pare essere quello  che ha portato all&#8217;uscita temporanea di Google dal mercato cinese (dopo  che gli hacker governativi erano riusciti ad impossessarsi di una grossa  quantità di informazioni sui dissidenti). Ma un esempio ancora migliore  lo si ricava analizzando il caso americano.<br />
Google &#8220;is in bed with  the Cia&#8221;, ovvero &#8220;va a letto&#8221; con la Cia, dichiarò l&#8217;ex spia Robert  David Steele nel 2006, allarmando la comunità di Internet. Steele aveva  appena abbandonato l&#8217;incarico di reclutatore clandestino proprio per  conto della Cia. Accusava e accusa ancora oggi Google di condividere  informazioni private con i servizi segreti americani. Steele fa anche un  nome: Rick Steinheiser, responsabile dell&#8217;ufficio ricerche e sviluppo  di Google. Sarebbe lui l&#8217;uomo di collegamento con i servizi. Un  rapporto, secondo quanto ricostruito da Steele, nato nel 1998. Google  era appena nata e in difficoltà economica, in quel momento avrebbe  ricevuto finanziamenti dalla Cia. Gli intrecci però non finiscono qui.  Nel 2004 Rob Painter, direttore del reparto tecnologie di In-Q-Tel,  un&#8217;azienda che sviluppa tecnologie per conto della Cia, è diventato a  sorpresa Senior Federal Manager di Google.<br />
&#8220;Ci spia tutti &#8211; ribadisce  Steele raggiunto da Repubblica &#8211; nonostante la buona reputazione che ha  presso l&#8217;opinione pubblica. Purtroppo non troverete nessun altro che  parli di questo. Tutto quello che avrete sono domande senza risposta&#8221;. E  domande, scorrendo la storia commerciale del colosso californiano, ne  vengono parecchie. Perché Google ha venduto di recente alcuni server  alla Cia e alla National Security Agency? E perché ha fornito ai servizi  segreti americani &#8220;Intellipedia&#8221;, un software che permette di gestire e  consultare via web un enorme database usato dalle spie di tutto il  mondo? Da Mountain View arrivano solo risposte di circostanza. Secondo  Steele, anche i ripetuti attriti pubblici tra la multinazionale e il  dipartimento di Giustizia americano, su questioni di privacy e mancanza  di collaborazione, sarebbero solo una mossa mediatica per salvare la  faccia dell&#8217;azienda.</p>
<p><strong>NESSUNA AUTORIZZAZIONE</strong><br />
&#8220;Chiunque  voglia trattare dati personali e dati sensibili &#8211; spiega l&#8217;avvocato  milanese Gianluca Gilardi, specializzato in relazioni industriali e  privacy &#8211; ha l&#8217;obbligo di chiedere l&#8217;autorizzazione all&#8217;utente,  specificando anche lo scopo del trattamento. Google non lo fa&#8221;. Non  solo. Sfugge alla nostra giurisdizione: &#8220;L&#8217;azienda è in California,  risponde alle leggi americane. Non può dirci dove sono fisicamente i  database. Non lo sanno neanche loro. I nostri profili sono polverizzati  su 450 mila server sparsi in tutto il mondo. Ora magari sono a  Singapore, tra un minuto saranno in Russia&#8221;. Sempre e comunque nelle  mani di Google.</p>
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		<title>Cultura di guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 12:55:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Piovesana]]></category>
		<category><![CDATA[la russa]]></category>
		<category><![CDATA[legge balilla]]></category>
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		<description><![CDATA[di Enrico Piovesana Fonte: PeaceReporter (link all&#8217;articolo) 04/08/2010 Al via la mini-naja prevista dalla &#8216;legge Balilla&#8217; voluta dal ministro La Russa &#8221;Siamo soddisfatti degli esiti, che hanno visto i ragazzi impegnarsi oltre i loro limiti personali per non cedere, cementare tra di loro un sano spirito di corpo e, soprattutto, recepire i valori e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Enrico Piovesana</strong></p>
<blockquote><p>Fonte: <a href="http://it.peacereporter.net/" target="_blank"><strong>PeaceReporter</strong></a> (<a href="http://it.peacereporter.net/articolo/23433/Cultura+di+guerra" target="_blank">link all&#8217;articolo</a>)</p></blockquote>
<p><span id="more-3565"></span><br />
04/08/2010</p>
<p><strong>Al via la mini-naja prevista dalla &#8216;legge Balilla&#8217; voluta dal ministro La Russa</strong></p>
<p>&#8221;Siamo soddisfatti degli esiti, che hanno visto i ragazzi impegnarsi oltre i loro limiti personali <strong>per non cedere</strong>, cementare tra di loro un <strong>sano spirito di corpo</strong> e, soprattutto, recepire i valori e il significato di fare il soldato, il <strong>&#8216;cittadino soldato&#8217;</strong>, valori che oggi, con la sospensione della leva, sono sempre meno diffusi e meno percepiti dalle giovani generazioni&#8221;.</p>
<p>Con queste parole d&#8217;altri tempi il <strong>colonnello Alessandro Pinelli</strong>, comandante del 6° reggimento alpini, ha commentato la conclusione delle prove generali del progetto di <strong>mini-naja</strong>: brevi corsi di formazione militare volontari voluti dal ministro della Difesa <strong>Ignazio La Russa</strong> per &#8221;rafforzare la conoscenza e la condivisione dei <strong>valori promananti dalle forze armate</strong>&#8221; tra i giovani.</p>
<p>La <strong>&#8216;legge Balilla&#8217;</strong> (<a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=16&amp;id=00472893&amp;part=doc_dc&amp;parse=no&amp;stampa=si&amp;toc=no" target="_blank">Ddl n. 2096</a>),  approvata un mese fa come emendamento alla manovra finanziaria, prevede  l&#8217;avvio, dopo l&#8217;estate, di stage di tre settimane per giovani volontari  di età compresa tra i 18 e i 30 anni e in possesso di idonei <strong>requisiti fisici, morali e di condotta</strong>.<br />
Costo dell&#8217;iniziativa, per i prossimi tre anni: <strong>20 milioni di euro</strong>.</p>
<p>&#8221;La campagna informativa non è ancora cominciata, ma già sono <strong>migliaia e migliaia le domande</strong> che arrivano&#8221;, ha dichiarato trionfante La Russa alla stampa,  spiegando che &#8221;quest&#8217;anno si comincia dal 13 settembre, con un corso al  quale parteciperanno <strong>1.200 ragazzi e ragazze</strong>. Dal 2011 saranno invece <strong>5.000 l&#8217;anno</strong>&#8221;.</p>
<p>Dopo un primo test sperimentale di quindici giorni effettuato<strong> lo scorso settembre</strong> con 145 ragazzi<strong> </strong>presso l&#8217;85° reggimento addestramento volontari di Verona,<strong> a fine luglio</strong> &#8211; subito dopo l&#8217;approvazione della legge &#8211; altri <strong>250 giovani volontari</strong> hanno indossato la divisa per dieci giorni (previo versamento di cauzione) per le prove generali della mini-naja.</p>
<p>Dopo la<strong> &#8216;vestizione&#8217;</strong>, avvenuta presso la stessa caserma veronese, 120 ragazzi sono stati inviati al <strong>6° reggimento alpini a San Candido</strong> (Bolzano),  90 al <strong>Centro addestramento alpino di Aosta</strong> e 40 alla scuola di paracadutismo della <strong>brigata Folgore di Pisa</strong>. Dieci giorni di vita in <strong>camerata</strong><strong> </strong>e di addestramento militare teorico e pratico. Dieci giorni di vita militare a tutti gli effetti</p>
<p>Le attività previste comprendono, tra l&#8217;altro, <strong>attività ginniche</strong>, <strong>marce</strong>, corsi di <strong>difesa personale</strong> e primo soccorso, <strong>uso di armi da fuoco</strong> individuali (tiro a segno con pistola) e lezioni teoriche su struttura e  le funzioni delle forze armate, norme igienico sanitarie per la vita in  collettività, procedure di comunicazione radio ed elementi di  topografia.</p>
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		<title>Ai vecchi e ai nuovi vecchi (intellettuali)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 16:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Profili]]></category>
		<category><![CDATA[Intellettuali]]></category>
		<category><![CDATA[Keith Botsford]]></category>
		<category><![CDATA[nazione indiana]]></category>
		<category><![CDATA[Saul Bellow]]></category>
		<category><![CDATA[scrittinediti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Saul Bellow e Keith Botsford («ANON», Number One, December 31, 1970) Fonte Nazione Indiana (link all&#8217;articolo) […] Le lotte sociali hanno ormai preso il posto dell’arte. Le persone vogliono riflettere sulle questioni sociali, pensando sia un modo di riflettere su se stesse. Chiunque può abboracciare un testo sui problemi sociali. Tradizionalmente, la funzione dell’arte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Saul Bellow e Keith Botsford<br />
(«ANON», Number One, December 31, 1970)</strong></p>
<blockquote><p>Fonte <strong><a href="http://www.nazioneindiana.com/" target="_blank">Nazione Indiana</a></strong> (<a href="http://www.nazioneindiana.com/2010/07/25/ai-vecchi-e-ai-nuovi-vecchi-intellettuali/" target="_blank">link all&#8217;articolo</a>)</p></blockquote>
<p><span id="more-3532"></span></p>
<p>[…] Le lotte sociali hanno ormai preso il posto dell’arte. Le persone vogliono riflettere sulle questioni sociali, pensando sia un modo di riflettere su se stesse.<br />
Chiunque può abboracciare un testo sui problemi sociali. Tradizionalmente, la funzione dell’arte era quella di assorbire. Queste persone non hanno la minima intenzione di fare dell’arte. Piuttosto, si compiacciono di essere degli artisti. Per loro l’arte consiste nel gettare un incantesimo sull’orrore che ci circonda. È un metodo terribilmente facile per intrufolarsi nella casta degli artisti.<br />
Né gli uomini d’affari né i dittatori sono i legittimi eredi dell’aristocrazia, ma gli artisti. Il XIX secolo questo l’aveva capito bene, elevando l’artista a vero e proprio aristocratico della società. Ai giorni nostri la noblesse è rappresentata dai bambini. Ma gli artisti non hanno ancora capito il lavoro che comporta un simile riconoscimento; non adempiono in alcun modo al compito assegnato. Se il XIX secolo manifestava un magnifico interesse per le domande, oggi ci si appassiona a un’altra arte: imbrogliare le carte. Gertrude Stein sul letto di morte avrebbe sussurrato: “Qual è la risposta? Qual è la risposta?”. Ma poco prima di morire avrebbe chiesto: “Qual è la domanda?”. Forse quest’ultimo atto di intelligenza ha salvato la sua anima.<br />
Menti raffinate predicano che la letteratura è morta, che l’arte è morta, che il romanzo è morto. Io brontolando rispondo: la causa del male è l’assenza di modelli accettati e riconosciuti – è l’autorità che sta svanendo. La letteratura ha bisogno di voci incontestabili – dove sono finite? Ecco il compito che potremmo attenderci da una rivista: esigere dei criteri. Naturalmente il pubblico pensa che esistano delle voci indiscusse, ma la maggior parte degli scrittori in vista lo sono per motivi sbagliati: perché hanno pugnalato la moglie, rimediato un posto nella pubblica amministrazione, manifestato al Pentagono, o perché si sono tinti i capelli di blu o perché sono andati ad assistere alla morte di un condannato sulla sedia elettrica. L’arte ormai è stata rimpiazzata dai suoi sottoprodotti.<br />
Dicono che la finzione è noiosa, ed effettivamente gran parte dei testi di finzione lo sono. Tolstoj ha ammesso e riconosciuto che anche il racconto più popolare diventa noioso se non è reso fertile da un interesse primario. È la morte spirituale che genera la noia. In questo modo i miti greci diventano noiosi; Cristo in croce diventa noioso […]<br />
I lettori esigono argomenti, e va a finire che la vita di un uomo si trasforma in un lusso a cui nessuno può dedicarsi.<br />
Tuttavia, le vere opere di finzione non perdono mai il loro valore. Passano semplicemente inosservate. Ai nostri giorni, la vittoria va ai “fatti”, soprattutto se di ordine sociale. Ma quel che la gente intende per “fatti” non è altro che un’occhiata allo specchio. Viviamo nella società democratica dell’autocontemplazione. Ciascuno è convinto che non ci sia niente di più interessante di se stesso; la nostra coscienza è diventata il fatto più importante, il solo e unico fatto che conti. Naturalmente dicendo questo non intendo i “fatti” veri e propri.<br />
La radice di questo mutamento è profondamente romantica. I romantici dicevano che l’arte non si occupa della verità; ma quel che conta di più è la verità. Al di là dell’arte, esiste una realtà più vasta che con l’arte può essere colta. Marx – il principe dei romantici – diceva che il proletariato avrebbe fatto la rivoluzione per salvare il genere umano dall’irrealtà. Come molti altri oggi, viveva un’utopia populista.<br />
Come pretendere dagli scrittori che si muovano controcorrente? Stanno per commettere il vecchio errore di sempre: fare la cosa sbagliata al momento sbagliato. Esigono un posto particolare nella società. Aspirano alla rivoluzione. Vogliono stare sulla cresta dell’onda. Ma vogliono anche essere saggi. Non possiedono il senso della comunità. Nessuno di loro si preoccupa minimamente delle difficoltà degli altri. Quando diventano ricchi, diventano molto ricchi. Fanno parte del jet set; hanno delle grane con il fisco; diventano attori televisivi. Hanno idee terribilmente conservatrici. Un uomo di classe direbbe che c’è troppa gentaglia nella Repubblica delle Lettere […]</p>
<p>(traduzione di Massimo Rizzante e Francesca Lorandini)</p>
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