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	<title>ScrittInediti &#187; Rimini</title>
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	<description>Periodico di Letteratura e Arte inedite</description>
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		<title>Vistoascoltatoapprezzato</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 18:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Andrea Dellapasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Assalti al cuore]]></category>
		<category><![CDATA[Il chiudifila]]></category>
		<category><![CDATA[Markus Stockhausen]]></category>
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		<description><![CDATA[Tara Bouman-Markus Stockhausen]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tara Bouman-Markus Stockhausen</strong></p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/zQ9qHR7iqm0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/zQ9qHR7iqm0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Leggere, Leggere, Leggere</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 17:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Leggere]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[Società Libraria]]></category>

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		<description><![CDATA[La Società Libraria &#8211; Circolo ACLI Rimini e l&#8217;Associazione Culturale Bilancia dell&#8217;Orefice vogliono promuovere anche nella città di Rimini, l&#8217;iniziativa &#8220;Leggere, leggere, leggere&#8221;, che sta trovando molto consenso sul web. In che cosa consiste? Venerdì 26 Marzo, chiunque abbia passione per i libri, sceglierà uno fra i suoi, che gli avrà comunicato qualcosa di speciale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-2956"></span>La Società Libraria &#8211; Circolo ACLI Rimini e l&#8217;Associazione Culturale Bilancia dell&#8217;Orefice vogliono promuovere anche nella città di Rimini, l&#8217;iniziativa &#8220;Leggere, leggere, leggere&#8221;, che sta trovando molto consenso sul web. In che cosa consiste? Venerdì 26 Marzo, chiunque abbia passione per i libri, sceglierà uno fra i suoi, che gli avrà comunicato qualcosa di speciale e lo regalerà ad una persona qualsiasi, specie se sconosciuta. Ritroviamoci tutti sotto la Vecchia Pescheria nel Centro Storico di Rimini, dalle 17:30 alle 22:30, insieme all&#8217;Assessore Comunale alla Scuola Samuele Zerbini, durante la Festa di presentazione del Paganello. Qui potrete lasciare i libri o regalarli a chiunque qui si trovi. In ogni caso, siete liberi di regalare libri dovunque vi troviate e con chiunque voi siate! Siamo tutti invitati a partecipare, per condividere con altre persone qualcosa che ci ha appassionato: diciamo qualcosa di noi, a tutti! Vorremmo infatti che ciascuno, scrivesse qualche riga di recensione di ciascun libro, perchè questo libro rappresenti anche chi l&#8217;ha donato. Noi per primi siamo interessati alle vostre letture! Inoltrate la vostra recensione all&#8217;indirizzo e-mail: nuovegenerazioni@gmail.com. Provvederemo a fare tesoro delle vostre esperienze scritte, e per chi vorrà partecipare al nostri incontro e promuoverà questa iniziativa nella propria scuola, facciamo che questa sia un&#8217;occasione per incontrarci di persona, e soprattutto, come persone.</p>
<p>Grazie ancora per chiunque sarà sensibile al nostro appello,</p>
<p>Michele Giovannetti<br />
Presidente Società Libraria &#8211; Circolo ACLI Rimini</p>
<p>cell. 328 125 02 47</p>
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		<title>Alberto Schiavone a Rimini</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 18:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Schiavone]]></category>
		<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[La mischia]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria indipendentemente]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Marziani]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Marziani Appunti di Viaggio Alberto Schiavone è uno scrittore esordiente, giovane, dall&#8217;apparenza disincantata, dal pensare (fintamente) cinico, dallo scrivere rapido. Il suo libro, La mischia, è uscito per Cult, la giovane (pure lei) casa editrice fiorentina dei miei ultimi due romanzi. L&#8217;ho letto nel tempo di una partita di calcio, perché di pallone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Michele Marziani</strong><span id="more-2829"></span></p>
<p> <strong><a href="http://www.michelemarziani.org/appuntidiviaggio/default.asp">Appunti di Viaggio</a></strong></p>
<p><img class="left"; src="http://www.culteditore.it/services/cms/vetrina/data/zoom_1253007250_lamischia.jpg" alt="La mischia" /></p>
<p>Alberto Schiavone è uno scrittore esordiente, giovane, dall&#8217;apparenza disincantata, dal pensare (fintamente) cinico, dallo scrivere rapido. Il suo libro, <strong><a href="http://www.culteditore.it/it/21/ido/1/scheda.html">La mischia</a></strong>, è uscito per <strong><a href="http://www.culteditore.it/it/">Cult</a></strong>, la giovane (pure lei) casa editrice fiorentina dei miei ultimi due romanzi. L&#8217;ho letto nel tempo di una partita di calcio, perché di pallone si parla, trovandolo un romanzo malinconicamente cattivo, di quelli che la bocca ti resta amara all&#8217;ultima pagina. Gianni Mura, poeta epico del calcio italiano, ha inserito autore e romanzo tra i <strong><a href="http://www.repubblica.it/2009/05/rubriche/la-storia/cento-nomi-3/cento-nomi-3.html?ref=hpspr1">cento nomi dello sport del 2009</a></strong>, il suo libro, dice, è uno dei migliori a sfondo sportivo.<br />
Sono molto contento di affiancare Alberto Schiavone (oltre che scrittore libraio e magazziniere di libri) nella presentazione de La mischia venerdì 5 febbraio alle ore 21,00 alla <strong><a href="http://www.indipendente-mente.it/">libreria Indipendentemente Interno 4</a></strong> (piazzetta Di Duccio, dietro piazza Malatesta) a <strong>Rimini</strong>. Non fate i pigri a causa del freddo, se siete a Rimini fate un salto.</p>
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		<title>Festival Le Voci dell&#8217;Anima</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 14:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[Le voci dell'anima]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio argan]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro degli Atti]]></category>

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		<description><![CDATA[Festival &#8216;le voci dell&#8217;anima &#8211; incontri teatrali&#8217; settima edizione Teatro degli Atti &#8211; Rimini programma Giovedi 22 ottobre 2009 ore 21 Compagnia Arti(col)azione &#8211; Genova La Cella Elastica con Susanna Gozzetti elaborazioni sonore Ciro Parisi ideazione Chiara Morando hanno collaborato Alessandra Badoino e Andrea Bertocci La cella elastica è la rivisitazione della figura femminile nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Festival &#8216;le voci dell&#8217;anima &#8211; incontri teatrali&#8217; settima edizione<br />
</strong><br />
<span id="more-2383"></span></p>
<p>Teatro degli Atti &#8211; Rimini</p>
<p><strong>programma</strong></p>
<p>Giovedi 22 ottobre 2009 ore 21</p>
<p>Compagnia Arti(col)azione &#8211; Genova</p>
<p><em>La Cella Elastica</em></p>
<p>con<br />
Susanna Gozzetti<br />
elaborazioni sonore<br />
Ciro Parisi<br />
ideazione<br />
Chiara Morando<br />
hanno collaborato<br />
Alessandra Badoino e Andrea Bertocci</p>
<p>La cella elastica è la rivisitazione della figura femminile nella storia del Faust di Goethe ed è l’osservazione di Margherita sotto una lente d’ingrandimento celebratoria per consegnarle in primo esame il valore nevralgico nella storia del Faust, e conseguentemente per scoprire i tre vigorosi passaggi della sua esistenza. Margherita è la composizione candida e insieme sulfurea dell’esistenza. È l’urto della trasformazione. È la voce di una tragedia ancora prima che questa possa manifestarsi integralmente.<br />
Nel primo ciclo Margherita è manifestazione del candore, la ragazza dalla spontanea innocenza, una donna a metà, dalla geografia sentimentale mai minacciata perché sempre custodita e circoscritta da uno spazio ridotto all’ubbidienza religiosa.<br />
Nel secondo ciclo Margherita conosce la festa del cuore: Faust. L’uomo che rappresenta una nuova fede e diventa la cavità rassicurante di una certezza: il suo essere Donna. Una donna appena nata eppure talmente donna da sembrare sposa e altare nello stesso tempo in un rito-processione dove per la prima volta la sua libertà corrisponde a sacralità. Ed infine il terzo dove la sua nuova fede si gonfia nella piaga dell’infezione, maturata nello sviluppo della relazione e che porta Margherita alla prigione.<br />
La cella dove Margherita viene rinchiusa è l’elemento simbolico dello spettacolo, proprio perché espressione del momento di maggior tensione umana. È in questo passaggio che per la prima volta Margherita rimane sola, vittima delle azioni di Faust e assolutamente pronta ad assumersi le proprie colpe per espiarle, ma è anche e soprattutto una donna a tuttotondo. E’ qui che Margherita esperisce con durezza e audacia la potenza dello scegliere. Dentro alla Sua cella, troppo rassicurante per essere prigione e troppo scomoda per essere rifugio, Margherita sceglie. Sceglie di rifiutare il soccorso offertogli da Faust e sceglie di morire per purgarsi di tutte le morti che hanno marchiato la sua vita. Il carcere è la condizione necessaria per reagire e agire. La prigione non è elemento altro o fuori da Margherita, ma è materia che aderendo alla sua carne diventa l’estensione iperbolica della sua pelle: la cella elastica.<br />
In quest’ultimo passaggio seguito dalla morte, Margherita da Donna si trasforma ancora. Sceglie di diventare una non-donna, una martire e di cancellare la sua soggettività in un gesto tanto spietato quanto liturgico.<br />
Margherita è raccontata per sprazzi performativi, come getti esplosivi di una vita perchè quello che c’è di unico è che le sue scoperte sono rapide e violente</p>
<p>°°°°°°</p>
<p>Venerdi 23 ottobre 2009 ore 21</p>
<p>Compagnia Isole Comprese Teatro – Firenze</p>
<p><em>Io e Amleto</em></p>
<p>con<br />
Filippo Staud<br />
drammaturgia<br />
Laura Bucciarelli<br />
direzione tecnica<br />
Paolo Marcucci<br />
aiuto regia<br />
Monica Cavatoi<br />
assistenza alla regia<br />
Anais Coumine<br />
operatore centro Diurno Fili e Colori<br />
Tiziana Brezzi<br />
oggetti di scena<br />
Lucilla Crucci<br />
opera ‘Untitled’ Old Brown Shit<br />
video studio fanale Firenze<br />
foto di scena<br />
Simone Donati<br />
progetto<br />
elena turchi<br />
Regia<br />
Alessandro Fantechi<br />
spettacolo realizzato in collaborazione con<br />
ASL 10 MOM 5 firenze<br />
Centro Diurno Fili e Colori – Firenze<br />
Regione Toscana Progetto Risvegli</p>
<p>SEMPLICE ORAZIONE  DELL’ ANIMA</p>
<p>Amleto sopravvive ad Amleto, fa la sua storia a brandelli e racconta una vita eroica.<br />
La storia di Filippo Staud (alias Pippo Bosè) è un&#8217;avventura teatrale tra Amleto e Krapp, gonfia di tragedia e ironia come la tumefazione di una malattia mortale, senza le macerie della vecchia Europa a vegliare l’Io ero Amleto dell’Hamletmaschine di Muller, ma con il tormento e l&#8217;estasi che ognuno porta dentro di sé, nell&#8217;attesa dell&#8217;accadimento risolutivo, a consumare l&#8217;esistenza del poeta, del folle, del santo, del profeta, dell&#8217;entertainer, dello showman (sciaman), quale Filippo Staud-Pippo Bosè è o crede di essere.<br />
In un gioco di specchi che rimanda alla possibilità di esistenze altre, Pippo/Amleto dichiara il suo Io ero, Io sono come una popstar anni ’80, un uomo della televisione, uno che chiama l’applauso e si eccita dentro una giacca dorata, uno che blatera per riannodare fili strappati.<br />
Immerso nell’evocazione di un mondo pieno di clamore scambiato per affetto, si strugge di desiderio e terrore per le figure della sua infanzia, in un quotidiano contemporaneo in cui l’esistenza è nostalgia di un futuro ormai alle spalle.Ma si sa il futuro non e’ piu’ quello di una volta.<br />
Il protagonista dialoga sui fatti della vita con i personaggi della sua attuale esistenza e con altri illustri ex- Amleti, Carmelo Bene, Laurence Olivier, Vittorio Gassmann, in una notte abitata da nobili fantasmi, in una sorta di cimitero del varietà alla  De Curtis , orfano di Totò.<br />
Come un Pinocchio graziato dal crudele Mangiafuoco, Pippo fa festa e balla tutta la notte, iniziando questa “operazione a cuore aperto” che restituisce alla performance una funzione vitale e allo spettatore il perchè dello stare in vita.<br />
Il  mago giullare &#8211; errante Pippo, tenta il doppio salto mortale senza rete, quel salto quantico del testo e del re-citare, senza fingere una sincerità, ma accettando, suo malgrado, la condizione di ready-made modificato di se stesso e iscrivendosi così, da solo e senza chiedere scusa, nel mondo dell’ Arte e del Teatro.<br />
In verita’, l’ Arte e’ tanto grande e la vita e’ troppo breve, fa dire a Amleto  Jules Laforgue.<br />
A noi spetta far di tutto perché questa semplice orazione dell’anima sia possibile.</p>
<p>°°°°°</p>
<p>Sabato 24 ottobre 2009 ore 21</p>
<p>Teatro delle Macerie &#8211; Cento (FE)</p>
<p><em>Macerie</em></p>
<p>Selezione Premio Scenario 2005</p>
<p>Premio della Critica Palio Poetico Musicale Ermo Colle 2008<br />
di Marco Cantori e Antonio Sodano<br />
con<br />
Marco Cantori<br />
musica e suoni dal vivo<br />
Antonio Sodano<br />
luci<br />
Enrico Barbieri<br />
realizzazione oggetti e marionetta<br />
Studio lucifero e Francesca Marti<br />
foto<br />
Gianluca Galletti</p>
<p>Le macerie sono frammenti del passato che, con il loro essere incompleti, irrompono nel presente, gli reclamano uno spazio. Assenza di utilità o utilità perduta: questo rappresentano le Macerie per i canoni del tempo funzionalizzato: dove quel che c&#8217;è deve servire a qualcosa. Esse non sono solo i muri delle case abbandonate, ma anche i vecchi, i ricordi, i fantasmi: anello di congiunzione con un ipotetico &#8216;prima&#8217;.<br />
Di fronte al girotondo della quotidianità che ci condanna alla ripetizione minuziosa del nostro nome, come identità logora  e fermentata, la Maceria è una pausa che spezza la circolarità: monito di confessione che costringe i vecchi al &#8216;ridir&#8217; e il presente ascolto. Nel tempo.</p>
<p>°°°°°</p>
<p>Mercoledi 28 ottobre 2009 ore 21</p>
<p>Compagnia Contro Teatro &#8211; Milano</p>
<p><em>Grazie Maria</em></p>
<p>selezione PremioScenario 2007<br />
Menzione Calatiafestival 2007<br />
scritto,diretto e interpretato da<br />
Jean Paul Dal Monte<br />
disegno luci<br />
Domenico Cicchetti<br />
aiuto regia<br />
Manuela Malaga<br />
regia<br />
Jean Paul Dal Monte<br />
si ringrazia<br />
Massimo Carlotto</p>
<p>Lo spettacolo è ispirato a &#8216;Niente, più niente al mondo&#8217; di Massimo Carlotto, monologo di una casalinga torinese la cui esistenza si divide fra lavoro, discount e televisione; disillusa dalla vita, propietetrà le sue effimere ambizioni sulla figlia, fino ad un epilogo tragico. Da qui nasce il personaggio di questa nuova pièce, ovvero l&#8217;Arturo: il marito. Il padre. Quello che non c&#8217;è mai ma che di fatto ha avuto responsabilità, ha gioito e sofferto come gli altri. Raccontare di un uomo che si ritrova in una casa vuota, con la moglie in carcere e la figlia al cimitero, è drammatico e insieme paradossalmente comico. Comincerà con un delirio di ricordi con la presenza insistente e prepotente dell&#8217;oggetto che &#8216;ci &#8216;guarda, da dentro le case di tutti: La TV. E questo surreale racconto/dialogo avviene con Maria, la grande mamma che tutto può capire e spiegare&#8230;.Maria De Filippi&#8230;</p>
<p>°°°°°</p>
<p>Giovedi 29 ottobre 2009 ore 21</p>
<p>Compagnia Argo &#8211; Siracusa</p>
<p><em>Malpelo e Iqbal</em></p>
<p>di Francesco Randazzo<br />
con<br />
Junio Ambrogio, Fabio Garan, Veronica Buonarrivo<br />
coreografie di<br />
Fabio Garan<br />
regia<br />
Junio Ambrogio</p>
<p>&#8230;una delle più gravi vergogne dell&#8217;umanità ancora irrisolta: lo sfruttamento del lavoro minorile&#8230;<br />
una sotria distante nel tempo, ma vicina nello spazio (&#8216;Rosso Malpelo&#8217; di Verga) che si incrocia nel finale della rappresentazione ad un&#8217;altra storia distante nello spazio ma estremamente vicina nel tempo (l&#8217;assassinio del bambino pakistano Iqbal)per ribadire come la piaga del lavoro minorile non appartenga nè ad un luogo, nè ad un periodo storico preciso&#8230;.</p>
<p>°°°°°</p>
<p>Venerdi 30 ottobre 2009 ore 21</p>
<p>Compagnia Il Naufragarmèdolce &#8211; Roma</p>
<p><em>I Fili di Penelope</em></p>
<p>spettacolo vincitore sesta edizione<br />
premio della critica al festival Ermo Colle &#8211; Parma<br />
premio come miglior attrice al concorso della Liit di firenze<br />
secondo premio come spettacolo al concorso dei corti teatrali della Liit di Firenze<br />
con<br />
Tiziana Scrocca<br />
musica dal vivo di<br />
Roberto Mazzoli<br />
collaborazione alla regia<br />
Chiara Casarico</p>
<p>Penelope aspetta e tesse un mantello di storie. Inventa il motivo della sua attesa. Tesse, inventa e racconta le storie che allontanano Ulisse, per trattenere il tempo, per allontanare la morte e poi sfila tutto.<br />
Ma Ulisse torna e l&#8217;attesa che era sogno diventa il dolore muto della guerra. E lei racconta ancora, fino a che il racconto scioglie quello che non si può dire e rompe la solitudine e ritorva il coraggio e lorrore e la meraviglia.</p>
<p>in apertura di serata<br />
premiazione del vincitore della settima edizione del festival le voci dell&#8217;anima<br />
premio del pubblico del teatro degli atti<br />
premio dell&#8217;organizzazione</p>
<p>ingresso euro 10<br />
studenti ingresso libero<br />
abbonamento ai 6 spettacoli euro 40</p>
<p>per info, contatti e prenotazioni:<br />
teatro della centena<br />
vicolo gomma 8, 47900 rimini<br />
0541.24773 &#8211; 333.4021774<br />
teatrodellacentena@pianoterra.org</p>
<p>il festival è organizzato da<br />
Teatro della Centena &#8211; Rimini<br />
Lartes &#8211; Aversa</p>
<p>in collaborazione con<br />
New Contaminate Art festival _ Aversa<br />
Fest teatro &#8211; Tirano<br />
Esplora &#8211; Brescia<br />
Antroporti &#8211; Castellina Marittima<br />
teatro Scalo &#8211; modugno<br />
L&#8217;Arca in Collina &#8211; Spigno saturnia<br />
ermo colle &#8211; parma<br />
Eruzioni &#8211; Ercolano<br />
Oltremisura &#8211; Montescudo<br />
Play in a box &#8211; Cesena<br />
Carichi Sospesi &#8211; Padova</p>
<p>in collaborazione con<br />
Comune di Rimini &#8211; istituzione Musica, Teatro, eventi &#8211; Progetto Reti</p>
<p>e in collaborazione con<br />
hotel villa lalla &#8211; Rimini<br />
poligraf &#8211; Novafeltria<br />
osteria del vizio &#8211; Rimini</p>
<p>il festival ha il Patrocinio della  Provincia di Rimini</p>
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		<title>Recensione: &#8220;Tempi a confronto&#8221; di Ariodante Schiavoncini</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 12:48:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Profili]]></category>
		<category><![CDATA[ariodante schiavoncini]]></category>
		<category><![CDATA[manuel semprini]]></category>
		<category><![CDATA[marco missiroli]]></category>
		<category><![CDATA[recensione libro]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[tempi a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[di Manuel Semprini Dietro l&#8217;immagine un po&#8217; stereotipata e un po&#8217; volgare di Rimini scorrono da sempre le vite dei suoi cittadini, misere o eccellenti che siano, fatte di esperienze, pregi e difetti, sentimenti e passioni, che spesso non hanno nulla a che spartire con la capitale gaudente del turismo di massa. Ariodante Schiavoncini &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Manuel Semprini</strong></p>
<p><img class="left" title="Tempi a confronto. Una famiglia proletaria riminese nella tragedia del ‘900" src="http://www.scrittinediti.it/blog/wp-content/uploads//2009/04/tempi_confronto_sito.jpg" alt="Tempi a confronto. Una famiglia proletaria riminese nella tragedia del ‘900" width="200" height="284" />Dietro l&#8217;immagine un po&#8217; stereotipata e un po&#8217; volgare di Rimini scorrono da sempre le vite dei suoi cittadini, misere o eccellenti che siano, fatte di esperienze, pregi e difetti, sentimenti e passioni, che spesso non hanno nulla a che spartire con la capitale gaudente del turismo di massa. Ariodante Schiavoncini &#8211; Dante per gli amici &#8211; è un generoso e vigile riminese, classe 1922, che, con pazienza e vigore, negli ultimi anni ha descritto in articoli e libri la sua città, tanto amata, ma anche tanto cambiata. Si ricordano <em>Il nubifragio si può vincere</em> (1995), <em>Una valigia di speranze</em> (2000), <em>Un mondo imperfetto. Racconti di vita e d&#8217;amore</em> (2001) e <em>Girovago</em> (2006).<br />
In <em>Tempi a confronto. Una famiglia proletaria riminese nella tragedia del &#8217;900</em> Dante ripercorre con la memoria, meglio che in altre pagine, la propria storia. Una sorta di autobiografia che parte dai ricordi della madre di umili origini, severa ma giusta, che pur subendo diverse ingiustizie affronta la fatica quotidiana e le maldicenze con dignità e coraggio; passa attraverso l&#8217;infanzia, spensierata e troppo breve, dei giochi e delle marachelle; ritrae la giovinezza, irrequieta e ribelle, che trascorre, in aiuto della famiglia, fra un lavoro e l&#8217;altro fino all&#8217;esperienza deludente e amara con la Gioventù Italiana del Littorio. Narra poi del servizio militare, con il totale rifiuto di frequentare il corso per caporali e la disperata ricerca della convalescenza per sottrarsi alla campagna di Russia; si sofferma, dopo la resa dell&#8217;Italia dell&#8217;8 settembre del &#8217;43, sul rientro pieno di insidie a Rimini e sul trasferimento per raggiungere la fidanzata in Friuli, dove, dopo aver trovato momentaneamente un po&#8217; di serenità, decide di darsi alla clandestinità e alla lotta partigiana. L&#8217;ultima parte del libro racconta il difficile e lento ritorno alla normalità dopo la guerra, in una delle città più colpite dai bombardamenti, e dopo tre anni di sanatorio per tubercolosi, avendo già una famiglia alla quale pensare. Ma soprattutto racconta della scoperta della politica e dell&#8217;affermarsi del servizio attivo in seno al partito comunista lungo tutta la sua decennale trasformazione.<br />
Come coglie bene nella sua appassionata prefazione il giovane scrittore riminese Marco Missiroli &#8211; Premio Campiello Opera prima nel 2006 con <em>Senza coda</em> (Fanucci, 2005) e autore di altri due romanzi usciti con Guanda, <em>Il buio addosso</em> (2007) e <em>Bianco</em> (2009) &#8211; basta leggere poche pagine «per ritrovarci quegli occhi, quei dettagli, il cuore di chi ha vissuto lo scritto, la dignità di chi ha superato i capitomboli della vita. Le parole sono così misurate, così tenaci che si portano con loro la cosa più preziosa: la forza della memoria».<br />
La scrittura asciutta, ma non arida, equilibrata, priva di facile retorica e ricca invece di particolari vividi di un territorio e di una società che furono, e gli aneddoti vissuti, ora divertenti ora drammatici, rendono le parole di Dante una forte e lucida testimonianza, che avvince e istruisce, della storia di un uomo e della sua città. Di testimonianza si tratta, perché risulta chiaro l&#8217;intento, quasi morale e frutto sicuramente della militanza politica, che sorregge il libro già dal titolo: il passato è insegnamento; la povertà e le sofferenze, se ascoltate, sono buone maestre; l&#8217;esperienza è un archivio al quale attingere per ritrovare la solidarietà, alimentare il confronto e costruire un mondo migliore. Peccato che oggi tutto questo rischi di perdersi nell&#8217;oblio o, peggio ancora, nell&#8217;egoismo. Le ultime frasi di Dante recitano infatti: «Appartengo alla generazione che pensava di cambiare il pianeta. In parte ci siamo riusciti, ma lentamente il mondo del consumismo ha ingabbiato anche noi».</p>
<p><em>Edizioni Chiamami Città, Rimini, 2009, pp. 104, euro 12.</em></p>
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		<title>Il Novecento, finché ne resta un pezzo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 16:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Marziani]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Michele Marziani Fonte: Appunti Di Viaggio (link all&#8217;articolo) Se si capita per caso al museo della piccola pesca di Viserbella, frazione di una frazione di Rimini, ci si trova davanti il Novecento, almeno in parte, almeno parte di quello riminese, che arriva e ti schiaffeggia ti dice in una sfilza di attrezzi vetusti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Michele Marziani </strong><span id="more-1185"></span></p>
<blockquote><p>Fonte: <a href="http://www.michelemarziani.org/appuntidiviaggio" target="_blank"><strong>Appunti Di Viaggio</strong></a> (<a href="http://www.michelemarziani.org/appuntidiviaggio/articolo.asp?articolo=264" target="_blank">link all&#8217;articolo</a>)</p></blockquote>
<p>Se si capita per caso al museo della piccola pesca di Viserbella, frazione di una frazione di Rimini, ci si trova davanti il Novecento, almeno in parte, almeno parte di quello riminese, che arriva e ti schiaffeggia ti dice in una sfilza di attrezzi vetusti e di foto in posa per bagnanti e in bianco e nero chi sei, chi eri, chi eravamo. Forse è per questo che lo tengono nascosto, perché non piace ricordare i pantaloni intrisi di mare e le giornate passate a raschiare vongole, poveracce, dalla sabbia. Non piacciono le donne che andavano a vendere il pescato pedalando e urlando per le campagne. Meglio il capodanno televisivo, questa è Rimini, non quella che puzzava di pesce, che scambiava le poveracce con le melanzane, in una solidarietà vera di orti e di mare. Allontaniamo il Novecento dalla memoria, che non ci scappi la voglia di sapere. Ai nostalgici una stanzetta, un museuccio, poca roba. In attesa che finiscano i testimoni, così la storia in bianco e nero ce la ridipingiamo a colori, patinata, in sedici noni, come ci piace. Mi è piaciuto Napolitano, il presidente, che ha usato parole fuori moda: sobietà, moralità, roba vecchia, da Novecento anche quella. Mi sono passate davanti le immagini in frantumi di Miljenko Jergovic, scrittore bosniaco che nelle sue <a href="http://www.wuz.it/archivio/cafeletterario.it/385/8876444521.htm">Marlboro di Sarajevo</a>, la crisi, quella fatta di bombe, morti e guerra, la pennella con tratti che non nascondono, ma abbracciano. E tutte quelle storie marginali, di solitudini, di Sarajevo a pezzi, di montagne di cui nemmeno si sa il nome, ti fanno pensare che anche loro sono eredità di Novecento. Sono testimonianza. Guardo un pacchetto di sigarette bosniache, locali, bianco, con grafica minimale, antica, vetusta. Arrivano dall&#8217;altra parte dell&#8217;Adriatico. Ecco, sento scivolare lontano i testimoni.<br />
Allora vorrei prenderli i vecchietti, i sopravvissuti, i comandanti partigiani, i maestri elementari quelli non solo unici ma con le matite spuntate e senza riscaldamento, le operaie del tabacchificio, i metronotte, i preti che avevano l&#8217;oratorio, i pescatori delle battane, le sarte in casa, la sera, tra i marmocchi, a perdere gli occhi sotto la lampadina da trenta candele, gli operai, i lattonieri, i cordai, quelli al tornio, i coraggiosi e i pavidi, quelli che si sono infiammati per l&#8217;ideale, gli scottati dal sol dell&#8217;avvenire, i muratori con la schiscetta, quando c&#8217;era, e il cappello fatto col quotidiano vecchio, col giornale, quelli che non hanno capito forse mai, ma lavorato sempre, per la famiglia, i figli, per dare un istruzione, per costruire questo mondo che diciamo in crisi ed è infinitamente più roboante, scintillante, luccicoso, caldo d&#8217;inverno. Mi piacerebbe averli davanti a una cinepresa e lasciarli parlare. E quel parlato farlo girare per le piazze. Che almeno uno sa da dove arriva. Che magari è utile per sapere dove andare. O è solo struggente e fa bene, comunque, alle anime perse, a quelle ferite.</p>
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		<title>Premiazione del Concorso &#8220;Il Sogno in poesia&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 21:43:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[il sogno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[premio letterario]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>

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		<description><![CDATA[PREMIO LETTERARIO NAZIONALE “IL SOGNO IN POESIA” Il giorno 26 del mese di Novembre 2008, si è riunita a Rimini, la Giuria del Premio Letterario Nazionale “Il sogno in poesia” composta da: Antonio Bernardi Presidente Romeo Casalini Lucio Molinari Fabio Orrico alla presenza della segretaria Antonella Perazzini. La Giuria dopo attento esame di tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-983"></span>PREMIO LETTERARIO NAZIONALE<br />
“IL SOGNO IN POESIA”</p>
<p>Il giorno 26 del mese di Novembre 2008, si è riunita a Rimini, la Giuria del Premio Letterario Nazionale “Il sogno in poesia” composta da:<br />
Antonio Bernardi Presidente<br />
Romeo Casalini<br />
Lucio Molinari<br />
Fabio Orrico<br />
alla presenza della segretaria Antonella Perazzini.<br />
La Giuria dopo attento esame di tutte le opere pervenute nelle due sezioni: Poesia e Narrativa è giunta al seguente giudizio:</p>
<p><em>Sezione Poesia</em><br />
Pur nel buon livello della maggior parte dei testi pervenuti si considera meritevole del Primo Premio l’opera “La colazione sull’erba” del poeta Fabio Re, di Rimini, sia per la maturità stilistica che per l’originalità con cui ha affrontato il tema del premio.<br />
Con eguale giudizio unanime la Giuria ha deciso di segnalare anche l’opera del poeta Andrea Soleri, di Bellaria Igea Marina.</p>
<p><em>Sezione Narrativa</em><br />
Il compito della Giuria, per ciò che riguarda questa Sezione è stato particolarmente complesso perché un buon numero di opere sono meritevoli di attenzione; tuttavia si è arrivati alla decisione di aggiudicare il primo premio al racconto “La sostanza dei sogni” dell’autrice Gabriella Strada, di Marostica, per l’uso pregevole della scrittura che fa emergere il singolare spessore dei personaggi.<br />
Anche per questa sezione, la Giuria ha deciso di segnalare il racconto “Sogno di un pesce rosso” dell’autrice Anna De Castiglione, di Rimini.</p>
<p>I due primi premi delle due sezioni riceveranno, come da bando, la somma di cinquecento Euro, cadauno, mentre i due segnalati riceveranno una originale targa ricordo dell’iniziativa.</p>
<p>Le premiazioni avverranno in un incontro pubblico che si terrà presso la Sala del Giudizio – Musei<br />
Comunali della Città di Rimini, via Tonini, il giorno <strong>Giovedì 18 Dicembre 2008</strong>, ore 17.30.<br />
Si ricorda che per la consegna dei premi è necessaria la presenza degli autori.</p>
<p>La Giuria</p>
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		<title>Il diritto di chiamarsi Andrea</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 09:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Severi]]></category>
		<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Marziani]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[scrittinediti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Marziani Fonte: Appunti Di Viaggio (link all&#8217;articolo) Lo incontravo tutti i giorni Andrea Severi, nella sua casa panchina lungo la pista ciclabile. Ci salutavamo, da sempre, per frequentazione occasionale, per quell&#8217;incrocio d&#8217;occhi diventato consuetudine. Poi ieri il nero del fuoco spento e gli scarponi gettati nell&#8217;aiuola ci hanno detto che qualcosa era successo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Michele Marziani</strong></p>
<p><span id="more-764"></span></p>
<blockquote><p>Fonte: <a href="http://www.michelemarziani.org/appuntidiviaggio" target="_blank"><strong>Appunti Di Viaggio</strong></a> (<a href="http://www.michelemarziani.org/appuntidiviaggio/articolo.asp?articolo=244" target="_blank">link all&#8217;articolo</a>)</p></blockquote>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ZlhXZMiv8c4&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ZlhXZMiv8c4&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Lo incontravo tutti i giorni Andrea Severi, nella sua casa panchina lungo la pista ciclabile. Ci salutavamo, da sempre, per frequentazione occasionale, per quell&#8217;incrocio d&#8217;occhi diventato consuetudine. Poi ieri il nero del fuoco spento e gli scarponi gettati nell&#8217;aiuola ci hanno detto che qualcosa era successo. Ci siamo fermati, io e mio figlio Ludovico che Andrea lo voleva adottare. Così abbiamo saputo dalle chiacchiere da strada. E non è un bel sapere, specie se non hai ancora dieci anni come Ludovico, che mentre dormi qualcuno può venire a darti fuoco. Se c&#8217;è l&#8217;inferno è qui, non altrove. Non so se servono pene esemplari, le pene anzi non servono mai e neppure credo, come dicono sindaco e amministratori che dar fuoco a chi dorme è estraneo alla cultura di questa città: quello che accade in un luogo sta nascosto comunque in un piega della nostra cultura, magari della parte peggiore. Quella di cui una volta ci si vergognava e ora non ci si vergogna più: si pensi solo alla Lega Nord, che non è un buttarla in politica, ma in semplice civiltà.<br />
È nella vita di tutti i giorni il cerino che brucia Andrea. È nell&#8217;incapacità di accettare il diverso, di non chiamare le persone clochard o barboni o senzatetto ma chiamarle per nome, di riconoscere la possibilità, il diritto, a non farcela, a dormire per strada, a vivere ai margini, a non farsi aiutare, ad essere così, improduttivi, acciaccati, poco puliti anche. Certo, Rimini risponde indignata ed è un bene. Ma l&#8217;indignazione non basta, il cerino è in questo mondo che obbliga tutti a farcela. Spero che Andrea, quando si riprenderà, possa tornare a vivere, se vorrà, alla panchina lungo la ciclabile. O in qualunque angolo di mondo scelto da lui.</p>
<p>Domani alle 18 a Rimini sarò anch&#8217;io al <a href="http://www.scrittinediti.it/blog/2008/11/11/presidio-di-solidarieta/">presidio di solidarietà</a>.</p>
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		<title>Presidio di solidarietà</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 17:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[Presidio di solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[senzatetto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidio di solidarietà nei confronti del senzatetto barbaramente assalito si svolgerà giovedì 13 novembre alle ore 18 in piazza Cavour a Rimini. Danno fuoco a senzatetto: è in gravi condizioni. Ignoti hanno tentato dato fuoco a un senzatetto mentre l’uomo dormiva su una panchina di via Flaminia, zona Colonnella. Prima gli hanno versato addosso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidio di solidarietà nei confronti del senzatetto barbaramente assalito si svolgerà <strong>giovedì 13 novembre</strong> alle ore <strong>18</strong> in <strong>piazza Cavour</strong> a <strong>Rimini</strong>. <span id="more-760"></span></p>
<p>Danno fuoco a senzatetto: è in gravi condizioni. Ignoti hanno tentato dato fuoco a un senzatetto mentre l’uomo dormiva su una panchina di via Flaminia, zona Colonnella.<br />
Prima gli hanno versato addosso una tanica di benzina. Le ustioni su tutto il corpo si sono rivelate cosi’ gravi da imporne il trasferimento immediato al centro grandi ustionati di Padova, dove l’uomo versa in gravissime condizioni.<br />
La sua identità non é ancora stata accertata: la Polizia scientifica sta cercando di rilevarne le impronte per l’identificazione.<br />
Dovrebbe però trattarsi di un senzatetto di nome Andrea, barba lunghissima che stazionava da tempo in città. Prima in via Santa Chiara, poi al parco al Cervi, al Parco Ausa, e da due anni in zona Colonnella, sulla panchina di fronte alla chiesa, all&#8217;altezza del supermercato Dico. Negli anni passati aveva frequentato anche la Caritas Diocesana.<br />
A diffondere la notizia é stato lo stesso Questore.</p>
<p>SIETE PREGATI DI DIFFONDERE LA NOTIZIA</p>
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