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Paolo Vachino ha 36 anni. È nato a Ivrea e da circa 15 anni vive e lavora a Rimini come advocatus. Nel 1990 ha vinto un torneo di ping-pong.
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| 1. - 2. - 3. - Fiumi - 5. - 6. - 7. |
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1.
Il languore post-onanico
flebilizza i sensi
ovatta i riflessi
censura gli amplessi.
Non godo, omo già fui
e siedo su humus urbano.
Platani lontani,
non rami ma mani
agguantano il viandante
e sterilizzano le sue perversioni.
Non uomini ma cloni
battono le mani.
Noi - lontani -
cantiamo i silenzi
come cani.
[ritorna]
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2.
Nel porto libico fumavi
la tua vita di esule
perché la tua vita in briciole
già lo sapevi, la detestavi.
Hai scritto d'amore
a una donna non tua
hai narrato il dolore
ma la donna era sua.
Del veneto amico e illetterato
che chiedeva di scrivere
all'amico fidato
non provi rimorso
non c'era peccato.
Dare poesia a un cuore straziato
è renderlo eterno
per sempre illibato.
[ritorna]
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3.
Ho letto Marinetti e i futuristi
le apologie delle macchine,
ho visto comunisti manifesti
leggere manifesti comunisti,
ho firmato cambiali e protesti
abbondando di frigidi pretesti.
Mi presti un'ora dei tuoi risparmi?
Devo comprarmi dei ragni.
Con i loro orditi screziati
voglio catturarmi.
[ritorna]
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Fiumi
Scorrono fiumi di vomito
al centro della periferia
trimalcioniche bulimie
sulle bocche di ballerine
di cartomanti e di zie.
Antigravitazionale ossessione
dove i cibi fan percorsi contrari:
non più in pancia la digestione
ma davanti a postmoderni altari:
cessi, vasche e lavandini
"bambini, andate a giocare in cortile"
e noi nelle case, anzi nel porcile,
ad asfaltarci il cervello
con le telepromozioni
nelle nostre prigioni dorate
"Caro metti su la cena
mi vanno bollite le patate"
sorelle già predigerite
consigliate per le abbuffate;
un tenue titillio del dito
ed eccole pronte ad essere sparate.
Scorrono ancora fiumi di latte
nelle mie notturne fantasie
utopie esistenziali di cioccolatini
regalati ai compleanni
mangiati, digeriti e non risputati,
libagioni davanti a scoppiettanti camini,
qualcuno in grembo ha dei libri
altri, bambini.
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5.
Ho udito lampi senza tuoni
e annusato spari dai balconi.
Le rivoluzioni nascono da segni
e muoiono con segni sulle persone
perse dentro al sogno di cambiare
le vite di chi lavora per mangiare.
Ho visto tuoni senza lampi
e udito innaffiare fiori sui balconi,
uomini in mutande colorate
fissare schermi con donne denudate.
Sarà l'estate, le sue torride serate
ma mi è tornata in corpo la rabbia,
la voglia di sprangate.
Finalmente lampi finalmente tuoni
con tutta la loro luce e l'eversione,
e contorto e con ragione
mi vergogno non poco di sapere
che qualcuno ancora muore
mentre noi lucidiamo le teiere
a colazione.
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6.
Gia Sfregatette ora Senzanome
già dei bordelli
e di amene alcove.
Mi piove un ricordo
da queste case,
anabasi di un malandrino
rapace di sguardi
e di ritardi d'amore.
Poco prima le suore
intonavano a Dio
canti ad amanti mancanti.
Un giardino di rose di piombo
profuma di rose,
assilenzia quel rombo.
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7.
Nessuna captatio o strazio:
sono puro solo quando grafo,
quando graffio.
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