di Fabrizio Lombardo
 
Fabrizio Lombardo è nato a Bologna nel 1968. Sue raccolte sono presenti nelle antologie: Il grande blu, il grande nero (Transeuropa, Ancona, 1988), Poesie del Navile (Mobydick, Faenza, 1996) Sesto Quaderno di Poesia Italiana a cura di F. Buffoni (Marcos Y Marcos, Milano, 1998).
Ha pubblicato le plaquette Il cerchio e il silenzio (Squadro Edizioni Grafiche, Bologna, 1995) e di quello che resta (Quaderni di poesia, Bergamo, 1998).
È del 1999 Carte del cielo, sua opera prima, (Pendragon - VersodoveTesti, Bologna, 1999), finalista ai premi "L. Montano", "Bologna Poesia", "Camaiore", "V.M. Rippo", vincitrice del premio "Terre del Pallavicino" - Parma.
Suoi testi sono apparsi in numerose riviste, e tradotti in francese, inglese, serbo e slovacco. È stato uno dei fondatori, nel 1994, di "Versodove - rivista di letteratura", di cui ora è vicedirettore.
 
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"Nowhere to run ain't got
nowhere to go"

Bruce Springsteen

"Aspetterò l'estate.
È terribile un lungomare deserto
ma è peggiore la pioggia.
La pioggia lava ogni segno lava anche il sangue"

Roberto Roversi
 
1.

sono così lontano ora/ che non puoi nemmeno
sfiorarmi con gli occhi. me ne sto impacchettato
per bene nello scompartimento di 2ª classe
senza apprezzabili cambiamenti di programma
e di umore. ho sperato poi di lasciare alle spalle
l'inverno. ma anche qui piove. e la neve
mi cammina dentro come il passato. fai presto
allora a staccare dal muro ogni cartina
topografica, ogni progetto di viaggio/ a buttare
ogni oggetto riconoscibile/ ogni memorabile segreto.
la tentazione di tornare è come la scrittura: resta.
 
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2.

gli scarti di una stagione di pioggia
hanno riempito i pochi rifugi/ le cavità
i solchi. si soffoca con normalità.
ci si organizza nei territori di vuoto.
 
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3.

se scrivo il falso e svendo le parole
mischiando vergogna e vita vera
con la sintassi della menzogna, non chiamarlo
progetto di poetica, né tetra geometria.
ci vuole più coraggio a tenere duro
e resistere. con i pochi gesti possibili della vita.
(come quelli di mio padre per quarant'anni
in fabbrica/ con la dignità del sudore.)
 
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4.

non chiedeva nulla il mendicante sul ponte
san carlo. non preghiere da recitare/ né pietà
da indossare. immobile/ in un'umiliazione
in vendita ad ogni turista che, come noi,
cercava il castello, kafka, o il murato holan.
processione capace solo di un click ricordo
di uno sguardo gadget. l'aria fredda
ci tiene sotto tiro. poi ci allontana.
 
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5.

solo con gesti banali/ riesco a sopravvivere.
da qui osservo/ mi oriento. ascolto. so di esserci
già stato in questo posto. non ricordo quando. non riconosco
i luoghi. con gli occhi arrossati dal buio, credo
di vedere. meglio restare immobili. lucidi/ e tacere.

come ogni mattina opero piccoli tagli
sul palmo delle mie mani (è il solo modo per sentire
d'esistere ancora). c'è freddo, spesso, io mi chiudo
nel lungo cappotto/ trattengo il fiato. resisto immobile.
la prima luce, la poca che arriva, annulla la gravità.
mi ritrova a terra. il sangue delle mani sul pavimento.

l'odore di bagnato
 
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6.

...se ce ne andassimo ora. raccolta
la poca luce dall'asfalto/ il noi fatto trasparente
dalla storia, resterebbe solo questa ferita, finta
scena nel caldo improvviso di una bologna assediata.
le divise senza voce. i solchi di terranera
delle parole che non sappiamo più dire.
e se il tempo finisse ora/ noi saremmo
gli orfani, i senza fratelli/ come quelli
con il fucile in mano/ prede del silenzio
scavati dal sudore. il nostro è un tempo
già estinto. una geometria azzerata dal mercato.
niente da mettere in comune. neppure
un luogo. e neanche il groppo nella gola.
 
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7.

la ville est tranquille

marsiglia non è così lontana da bologna in questo niente
di piccoli uomini/ di nani senza cuore/ di quieta violenza
che inizia qui dove tutto ha un prezzo da scontare.
bisogna perdere tutto per ritrovare la dignità
- avrei voluto dirti, usciti dalla sala.
anche quei gesti, da ripetere all'infinito, di cui rimangono
solo gli scarti di un tempo che invecchia senza possibilità
di descrizione. nemmeno una lingua ci è rimasta capace
di scavare tra questi relitti/ nell'orrore di queste periferie
 
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