Editoriale
 

Attendere prego. Si, proprio attendere prego. Ora sapete perché questo numero di ScrittInediti esce con qualche giorno di ritardo. La nostra mimesi con i soggetti stessi della rivista è essenziale perché si continui a generare quell'entusiasmo che ci permette di presentarci a voi e non rimanere invece ingarbugliati nella dispersione, delle idee, dei contenuti, degli uomini.
L'attesa è da sempre un riflesso della vita e,senza filosofeggiare o sputare sillogismi fuori luogo, è facile constatare di quanta attesa si nutre la letteratura; lo scrivere stesso è aspettare qualcosa. Quindi il tema proposto sarebbe elementare, quasi banale, se non avessimo aggiunto quel "prego". A dire il vero non lo abbiamo aggiunto noi, si è aggiunto da solo, si è autocreato con il soffio di cinquant'anni di progresso tecnologico e di rivoluzione consumista. Se l'attesa è una perdita di tempo, il che equivale a dire che il tempo è una perdita di tempo, allora il tempo d'attesa deve essere il meno possibile e quando è impossibile evitarlo è buona norma addolcirlo con un "prego" e con qualche jingle musicale. E' così facile che lo abbiamo insegnato anche alle macchine, anche se loro sono inconsapevoli che prego deriva da pregare e forse siamo inconsapevoli anche noi.
Quindi l'attesa come avvento, l'attesa come aspettativa o come psicosi, l'attesa paranoie o inebriata.
Tutto fa brodo.
"Prego" assaggiate!