L'ultimo della fila
di Manuel Semprini
Il tema di questo numero - l'ultimo della fila - pare prestarsi a una facile associazione di idee; molto facile se si segue l'andamento dell'economia e della politica del nostro paese. Di questi tempi l'Italia sembra proprio il fanalino di coda di quella lunga e scalcinata cadillac nera che è la zona "occidentalizzata" del mondo. Per quanto riguarda l'obiettività dei media, la credibilità internazionale, la tutela delle libertà individuali, lo sviluppo della ricerca, la statura morale della classe politica, l'economia di mercato et cetera. Non che i "primi" della fila se la passino meglio. Se Atene piange, Sparta non ride, si diceva una volta.
Ma questa è una rivista di arte e letteratura, quindi il tema proposto non deve essere svolto necessariamente in chiave critica o documentaria. All'ultimo della fila si associa la quotidianità delle attese, spesso interminabili, agli sportelli della varia burocrazia. Può venire in mente l'adagio evangelico, non sempre consolatorio, per cui «gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi» (Matteo 20, 16). Anche il senso di un'opera che si sta portando a termine dopo aver proceduto un passo alla volta, magari senza avere all'inizio molta convinzione di poterne un giorno scorgere la fine.
Un po' come succede a chi intraprende l'arduo cammino della scrittura. Specialmente, quando sottosta a un tema che più che all'ultimo inedito sembra rimandare all'ultimo del mese.
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