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Anno V - Numero 11
Il pullman

di Michele Campovecchio

La storia che vi racconto ora è falsa, quindi non pensate che sia vera. C'era una volta un giovane ragazzo che andava a scuola in una scuola lontana, ma lontana lontana lontana. Tutte le mattine prendeva il treno alle 6 e andava 30 km più in là per studiare. Quando arrivava in stazione passava in mezzo ad una marea inumana di gente, proprio un bordello da concerto punk, e si spintonava un po' con tutti, destra e manca, sfasciando occhi braccia e tutto ciò che si può sfasciare. Una volta uscito dalla bolgia infernale, ferito e pieno di escoriazioni ustioni e via dicendo, il ragazzo aveva la meravigliosa visione di un essere stupendo, unico, inimitabile e ineffabilmente ineffabile; una ragazza, castana, con gli occhi castani, capelli castani lunghi lunghi lunghi e frangetta. La vedeva sempre, e ogni volta avrebbe voluto parlarci, conoscerla, uscirci assieme, sposarla e avere 10 figli da Lei. Purtroppo, lui era molto timido, e le passava indifferentemente davanti tutti i giorni, desideroso o di presentarsi in maniera formale o meglio con dichiarazione pubblica imbracciando mazzi di fiori e inginocchiamento galante, ma senza fare niente di niente comunque. Un giorno, dopo aver malmenato 3 tipi nella bolgia e aver uncinato una vecchietta sommersa dai piedi come usanza, uscì e vide Lei. Ella gli passò davanti e lui pensò "Sì anche Lei mi ama, sì, amore, anch'io, vieni qua, cara" e in realtà la donzella correva verso il pullman. Lui ci rimase male, ma non si preoccupò. Però. La ragazza andando perse qualcosa dalla borsetta, sì, un diario, rosa con pompon bordeaux e cicci cincillà. Lei scomparve sull'autobus, ma lui vide l'oggetto e lo raccolse. Per un attimo pensò me lo tengo, sperando di poterlo adorare come una divinità buddista, ma poi riflesse; ma, se glielo porto, lei, sì, vai. Così il nostro eroe cominciò a urlare ferma l'autobus, ferma l'autobus, tra lo sconcerto generale e non sapendo che un autobus non si ferma mai due volte. Allora, deciso come un guru mangaleno, prese a correre rapido tipo emù nel cielo blu. Tutti lo guardavano e gli urlavano corri che arrivi primo, corri che la sfiga t'assiste, corri e insieme volgarità, ma lui se ne fregava e correva, correva, correva, correva e per un paio di "correva" correva ancora. Il pullman continuava la sua corsa senza poter scendere sotto i 50 km orari, ma lui non si dava per vinto. D'un tratto il mezzo si fermò al semaforo rosso e il ragazzo prese così forza dicendo Ci arrivo, sì quindi sorpassò un'auto, due auto, passò il semaforo dopo, c'era l'incrocio non lo vide arrivò un tir lo tirò sopra e lo fece volare contro un altro tir e così contro un'auto e vai avanti e gli partivano le braccia le gambe pezzi di stomaco budella a togliere muffa finché, con l'ultimo rimpallo sfavorevole, volò dritto sotto il pullman. Si sentì realizzato: Beh, almeno ce l'ho faaAHHHHHH!!! L'autobus ripartì e purtroppo il ragazzo era rimasto agganciato alla marmitta. Fu così trascinato per tutta la città dal mezzo e maciullato dall'asfalto, dalle ruote, dagli aghi, dai pozzi e dalle provole. Giunto al capolinea scolastico, il suo corpo, indefinibilmente devastato, reggeva ancora amorevolmente il diario. La ragazza, aperte le porte, scese e lo vide. "Oh, amore! Il mio diario". Raccolse l'oggetto e se n'andò felice. Il cadavere del ragazzo fu trovato e identificato nel pomeriggio. Nessuno visse felice, tranne la ragazza che aveva ritrovato il suo diario.
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